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Lavoro

IL CASO/ I “buoni maestri” che aiutano i giovani a trovare un lavoro

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Scuola, dunque, come reale “servizio pubblico”, cioè rivolto a tutti, per il bene dei nostri studenti. Chi si iscrive a una scuola, lo ripeto, domanda e offre fiducia: questa non va tradita. Il darwinismo burocratico serve solo ad auto-assolvere quei docenti e presidi che non hanno ancora capito cosa voglia dire riconoscere la centralità dello studente e il valore pubblico del proprio lavoro didattico. La bocciatura è, dunque, sempre una sconfitta. Non solo per gli studenti e le famiglie. Ma prima ancora per i docenti.

I bravi docenti si vedono dal “valore aggiunto” che riescono a far maturare nei ragazzi, al di là degli indirizzi di studio. Ma i bravi docenti sanno altre cose. Sanno che i nostri giovani vanno messi alla prova, costretti, in poche parole, ad apprendere velocemente cosa voglia dire “essere vigili”, “svegli”, aperti alle novità e alle nuove opportunità, di vita prima che di lavoro. Messi cioè di fronte alle proprie responsabilità, alla sfida della propria libertà. Oggi questo accompagnamento concreto alla vita adulta manca nel mondo della scuola, a parte alcune belle eccezioni.

L’attenzione verso il fenomeno dei Neet, di cui parla Valsecchi, che in Italia coinvolge il 29% dei nostri giovani, va preso sul serio. In termini anzitutto di prevenzione e quindi di accompagnamento a scelte adeguate.

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