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Lavoro

IL CASO/ 2. Quando cuochi ed elettricisti danno lezione di lavoro

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Senza paura di “osare” con la didattica. Quando abbiamo inserito nel corso di aiuto-cuoco l’ora di Antropologia filosofica, Cristina, che voleva diventare una grande pasticcera, tornò a casa riferendolo alla mamma la quale, sorpresa, chiese: “Ma che materia è?”. Imbarazzo della ragazza: “Aspetta che lo cerco sul vocabolario”. La madre, stizzita, la incalzò: “Che scuola è che per insegnare a fare le torte tira fuori qualcosa che per essere spiegato ha bisogno del vocabolario?”. “Sbagli mamma - fu la replica posata, ma ferma, della ragazza -, perché mi hanno spiegato che se capisco di più chi sono io anche le mie torte saranno più buone. Ed è vero”.

Adriano dopo alcune bocciature è arrivato a In-presa per frequentare il corso di manutentore elettrico, gli mancava la voglia di studiare, ma, soprattutto, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Nei primi due anni è stato affidato a un tutor aziendale di una casa di riposo di Giussano. L’inizio è stato caratterizzato da ritardi e assenze, ma rispondendo alle richieste del tutor aziendale che lo ha introdotto con pazienza e tenacia negli aspetti che costituiscono la realtà del lavoro, Adriano ha acquisito le competenze e le capacità richieste a un aiuto elettricista.

Nell’ultimo anno ha sperimentato l’esperienza del cantiere e si è dimostrato pienamente all’altezza delle richieste. A maggio ha superato brillantemente l’esame ed è stato assunto presso l’azienda di Macherio in cui ha svolto il suo ultimo periodo di stage. Il titolare dell’azienda ha così motivato l’assunzione: “È un ragazzo valido, con una base solida su cui vale la pena costruire”.

Quella “mano salda” proposta è diventata un’esperienza: il passe-partout per entrare nel mondo.

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