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IL CASO/ 1. Giovani senza lavoro per colpa di un "oggetto smarrito"

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L’esperienza, lo sappiamo, è un fatto giudicato. Giudicato secondo la sua utilità, il suo senso e il suo valore (che può essere morale, sociale, economico, di conoscenza). Giudicato a partire dai criteri che costituiscono l’incomprimibile consistenza di quello che siamo: l’esigenza di bellezza, di verità, di giustizia, di libertà.

Se è vero che, come osserva MacIntyre, la perdita di senso si produce quando la fatica e il tempo dell’imparare si giustificano esclusivamente in ragione dello step successivo nella conoscenza, è altrettanto vero quello che ricorda Jozef Tischner riguardo al lavoro privo di senso: “La gente si reca sul posto di lavoro e vi svolge coscienziosamente il proprio compito. Il suo lavoro individuale porta frutto. Però, gli effetti individuali del lavoro non concorrono a formare un tutto. L’epoca moderna, come è noto, ha operato la scomposizione del lavoro in parti, per moltiplicare in questo modo la quantità e migliorare la qualità del lavoro. A un certo punto avviene qualcosa di strano: le parti cessano di adattarsi l’una all’altra, ci sono i frammenti, ma non c’è unità; c’è un’orchestra, ma i suoni individuali non si amalgamano a formare una sinfonia”[]. Queste parole valevano per il modello tayloristico classico dell’economia socialista, e valgono per il nostro attuale modello capitalistico post-industriale e proceduralizzato.

Tischner procede: “Si ha una disgregazione della struttura fondamentale del lavoro. Il senso del lavoro è andato smarrito”. L’unica soddisfazione rimane quella, particulare e sempre più eventuale di questi tempi, della remunerazione economica. Rimane l’azione, ma viene meno il giudizio (un po’ come accade allo studente smarrito che non sa quello che fa, ma porta a casa un bel voto). Vien meno la corrispondenza della propria azione a un significato complessivo, sostituito con un criterio alieno (e alienante?): i soldi, il voto, la carriera, la promozione, ecc.

 

[2] J. Tischner; Etica del Lavoro, CSEO Edizioni 1982.