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Lavoro

IL CASO/ 1. Giovani senza lavoro per colpa di un "oggetto smarrito"

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Ma l’uomo che lavora, come lo studente, sa bene che “in tale situazione ogni lavoro parziale è soltanto uno spreco di energie e di materiali”. Scuola e lavoro (orientamento, formazione, training on the job, ecc.) si trovano alleati contro questa disgregazione della loro struttura fondamentale: il venir meno del significato unitario e personale di ciò che si fa, che avviene attraverso la scomparsa della rilevanza dell’apporto di ognuno al lavoro dell’altro. Per la scuola questo significa che il lavoro dello studente in realtà non serve a nessuno e meno che mai all’insegnante; per il lavoro, che l’apporto di ognuno è in realtà fungibile, perché misurato e non accolto (e quindi anche misurato, ma non solo…).

È il venir meno di una struttura profondamente dialogica, declassata nella scuola a dibattito e spesso a chiacchiera da bar, e sul lavoro a negoziazione. L’alleanza tra scuola e lavoro dunque passa necessariamente attraverso il recupero della dimensione del lavoro-dialogo come condizione, o meglio conditio sine qua non: il lavoro dunque non è solo lo scopo o il fine della scuola o dell’orientamento, ma va recuperato nella sua essenza come loro intima struttura di significato.

La sfida che lancia Valsecchi si fa dunque interessantissima: per il bene dei nostri giovani (e non solo per loro, ma per tutti quelli che lavorano) occorre educare, orientare, fare emergere criteri di scelta e di orientamento e darne ragione, strumentare e rendere capaci di operare concretamente al fine di poter davvero fare esperienza di un lavoro che ridesti la domanda di ciò che ognuno desidera.

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