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IL CASO/ 2. La regola d’oro per trovare il lavoro “vero”

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Alla sincerità si può mancare, dunque, sia con le parole che con la propria condotta, per eccesso come per difetto. Nel primo caso abbiamo a che fare con la millanteria di simula, esagerando cose o doti che in realtà non si possiedono o si detengono in misura minore di quanto ce ne si vanti (Aristotele); e ciò non sempre per arroganza, ma spesso per stupidità, per interesse o per sollecitare contese. Si manca invece per difetto quando si nega di avere qualità e talenti che si posseggono, oppure quando ci si attribuisce azioni deplorevoli e limitazioni personali inesistenti nella realtà.

In questo senso, la fedeltà alla parola data è la prima regola del gioco da osservare e mantenere gli impegni e le promesse costituisce un’esigenza etica universale e irrinunciabile che ha la sua origine nel diritto naturale.

Dare agli altri ciò che è loro dovuto e, in concreto, eseguire con la conveniente esattezza quanto è stato promesso, è proprio della virtù della fedeltà. Essere fedele è una particolare forma di essere giusto, conforme a ciò che la verità insegna, e di conseguenza buon cittadino e corretto professionista, socio leale, amico sincero. Nelle Epistulae ad familiares Cicerone utilizza il termine fidelis come sinonimo di amico e di confidente, a prescindere dall’esistenza o meno di una esplicita promessa.

La fedeltà professionale non si esaurisce quindi nell’adempimento burocratico di determinate prestazioni fissate dagli ordini professionali, bensì presuppone una grande vitalità personale intrisa di fiducia, pazienza e spirito di servizio. Davanti a nuove situazioni personali o professionali non ci si rassegna a essere fedeli: si è tali perché così si vuole per stabilire delle autentiche relazioni di fiducia.

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