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MANOVRA/ Camusso (Cgil): così il governo minaccia lavoro e famiglie

La manovra finanziaria fa ancora discutere. SUSANNA CAMUSSO ci spiega il suo punto di vista su questo e su altri temi importanti per il mondo sindacale e del lavoro

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Mentre la Germania, per bocca di Angela Merkel, ha promosso ancora una volta la manovra italiana, pur segnalando la necessità di nuovi interventi futuri a causa dell’alto debito pubblico, la finanziaria nel nostro Paese fa ancora discutere. «Si è deciso di varare una manovra - ci spiega Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil - che, in continuità con quelle precedenti, graverà ancora una volta sulle spalle dei soliti noti, dei soggetti più deboli. Un’operazione incentrata sui tagli alla sanità, al lavoro pubblico, alle pensioni e in generale sulla condizione del lavoro e che fa una consistente operazione di aumento delle tasse e delle imposizioni sotto varie forme».

Quali?

Una immediata, quella dei ticket, e l’altra con la clausola di garanzia sulle detrazioni e sulle deduzioni che si scaricherà tutta sul lavoro e sulle famiglie. È solo questa, in realtà la manovra, e per questo crediamo necessario continuare la mobilitazione per cambiarla.

In questo senso la scorsa settimana Il Sole 24 Ore ha proposto nove impegni per la crescita. Cosa ne pensa?

Condivido l’avvio di un dibattito sul tema. Riavviare un processo di crescita è l’esigenza, non più rinviabile, che il Paese deve affrontare, ma nel merito ci sarebbero delle cose da dire. In generale, credo che la crescita deve procedere di pari passo con un’idea di giustizia sociale, altrimenti saranno sempre in pochi ad arricchirsi lasciando indietro il resto del Paese.

Intanto il 28 giugno scorso i sindacati e Confindustria hanno raggiunto un’ipotesi di accordo che, come lei ha già spiegato, apre una nuova stagione. Una dimostrazione che la Cgil è un sindacato “responsabile” e non solo “di opposizione”? L’inizio di rapporti più sereni tra i sindacati?

L’ipotesi di accordo del 28 giugno è un risultato importante, perché ristabilisce una griglia di regole unitarie sulla rappresentanza e la contrattazione, rimettendo al centro il contratto nazionale e rinunciando alla pratica delle deroghe. Chiaramente l’intesa deve essere interpretata tenendo conto del momento che vivevamo e del contesto in cui si muovevano le relazioni sindacali, partendo dall’accordo separato sul modello contrattuale del 2009 fino agli accordi Fiat che hanno messo in discussione il contratto collettivo nazionale di lavoro, passando per le politiche di condizionamento perpetrate dal governo per dividere il fronte sindacale e l’ipotesi di interventi legislativi per rendere alternativo il contratto aziendale a quello nazionale. In questo contesto, con l’ipotesi di accordo, che contiene risposte coerenti alle nostre rivendicazioni, abbiamo messo al riparo la contrattazione e stabilito regole condivise. La contrattazione, infatti, è il ruolo e la responsabilità che deve avere un sindacato.

Qual è, secondo lei, il punto più importante di questa intesa?