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Lavoro

MANOVRA/ Camusso (Cgil): così il governo minaccia lavoro e famiglie

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Lo dicevo prima, abbiamo definito regole comuni e ristabilito quella che in gergo si chiama la gerarchia delle fonti: il contratto nazionale diventa il punto di riferimento per determinare cosa possa essere delegato al secondo livello di contrattazione. Si certifica, insomma, il fallimento di una certa politica e della strategia avviata di dividere il fronte sindacale e quindi l’intero mondo del lavoro.

 

Perché la scelta di un quorum per l’eventuale referendum tra i lavoratori su un contratto aziendale?

 

Un accordo è sempre il risultato di un punto di mediazione da posizioni diverse: sul rapporto lavoratori e iscritti Cgil e Cisl hanno storicamente posizioni diverse, frutto di diverse culture sindacali. Tutta l’ipotesi di accordo è costruita sul criterio della rappresentanza, data dalle iscrizioni al sindacato e dal voto dei rappresentanti sindacali. Dove, invece, come nel caso delle Rsa, non vi è il voto per i rappresentanti, c’è nei fatti l’obbligo al voto dei lavoratori sull’accordo.

 

Ora, come stabilito dal direttivo nazionale della Cgil, l’ipotesi di accordo dovrà essere sottoposta a una consultazione tra gli iscritti. Che risultato si aspetta?

 

Mi aspetto che i nostri iscritti valutino positivamente il risultato raggiunto, perché mette fine - ripeto - a una stagione di profonda divisione. Questi tre anni hanno prodotto una balcanizzazione delle relazioni sindacali che ha determinato un paradosso, in un sistema come il nostro che non prevedeva riconoscimento di chi ha titolo a contrattare, e cioè ha reso legittima qualunque modalità di accordo, compresa quella separata. L’ipotesi di intesa mette fine a questa progressiva deriva contrattuale.

 

Quanto ha dichiarato Landini a proposito dell’accordo e del metodo scelto per la consultazione, oltre alla richiesta di sue dimissioni arrivate da una parte della Fiom, non la preoccupa?

 

Rispetto alle posizioni assunte dalla Fiom non condivido i toni usati, ma adesso toccherà ai nostri iscritti, delle aziende del sistema confindustriale com’è giusto che sia, esprimersi.

 

A proposito di Fiom, il 16 luglio c’è arrivata la sentenza del Tribunale di Torino sul suo ricorso contro Fiat. Non teme che ora si possa riaccendere una situazione “esplosiva” tra l’azienda e sindacati? Occorre a questo punto una legge per risolvere la situazione?