BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ 2. La nuova riforma che aiuta chi è senza lavoro

La manovra finanziaria contiene, tra le altre cose, un provvedimento che può facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ce ne parla EMMANUELE MASSAGLI

Foto AnsaFoto Ansa

Già nel 1997, anno della riforma Treu, era chiaro che la cinquantennale esperienza di applicazione della legge n. 264 del 1949 (quella che obbligava la richiesta numerica e non nominativa del lavoratore gestita dallo Stato) avesse portato ben pochi frutti.

Si erano diffusi negli anni meccanismi decisamente poco virtuosi di clientelismo politico, reclutamento informale e dominio delle reti amicali. Consuetudini non sufficientemente ostacolate dall’intervento successivo del 1960 (legge 1369), che sancì il divieto di intermediazione e interposizione nei rapporti di lavoro, senza però riuscire a scoraggiare una vigorosa e costante destrutturazione dei rapporti di lavoro derivante dal moderno processo di deindustrializzazione e dal recente affermarsi di tipologie di lavoro difficilmente catalogabili con la tradizionale classificazione dipendente/autonomo.

Inoltre, la rigidità della disciplina legale allora vigente non permise di riconoscere tempestivamente i fenomeni patologici che andavano diffondendosi, né ha consentito di comprendere da subito gli inevitabili processi di esternalizzazione del lavoro che da lì a pochi anni si sarebbero definitivamente affermati.

Per smuovere la nostra legislazione ci fu bisogno di un vigoroso aiutino comunitario. Nel 1997 la celebre sentenza Job Centre della Corte di Giustizia europea si espresse sulla conformità delle citate leggi 264 e 1369 ai principi della libera concorrenza fra le imprese, ai sensi degli articoli 82 e 86 del Trattato della Comunità europea. Si aprì allora la strada per il superamento del monopolio statale del collocamento e, quindi, per la concorrenza fra uffici pubblici e operatori privati.

Si fecero carico di questa modernizzazione la legge n. 196 del 1997 (appunto la legge Treu) e il d.lgs. n. 469 dello stesso anno, che legalizzarono le cosiddette agenzie di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo e le agenzie private di collocamento. La legge Biagi del 2003 continuò l’opera iniziata definendo le modalità di autorizzazione e di accreditamento delle agenzie per il lavoro, con riferimento alle funzioni di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione, supporto alla ricollocazione professionale.

Il settore del collocamento privato è quindi ancora un ambito giovane nel nostro mercato del lavoro, non ancora maggiorenne, ma prossimo alla maturità dopo l’intervento contenuto all’articolo 29 del decreto legge 98 del 2011 (la recente manovra finanziaria).