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Lavoro

IL CASO/ C'è una "bussola" che aiuta i giovani a trovare lavoro

Insegnamento, orientamento, formazione, lavoro: servono dei nessi tra questi capisaldi per aiutare, spiega LUCA VALSECCHI, i giovani che fanno più fatica

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Insegnamento, orientamento, formazione, lavoro: quali nessi risultano fondamentali e quale percorso è necessario per permettere a un giovane di affrontare l’attuale, complesso, mondo del lavoro?

L’esperienza di chi insegna è quella di trovarsi di fronte a persone che vanno messe nelle condizioni di apprendere non in modo meccanicistico, ma mettendo in moto tutte le proprie risorse umane, intellettive e affettive. E per attivare questo lavoro occorre mettere in gioco non solo la propria competenza specialistica, ma la propria umanità intera.

Ai fini dell’apprendimento si rivelano sempre determinanti un confronto e un giudizio sull’esperienza, la comprensione degli elementi fondamentali dell’esperienza fatta, e la presa di consapevolezza degli elementi attendibili e sviluppabili. Siamo certi che per orientare e per formare professionalmente non sia necessaria una dinamica analoga? Una proposta chiara ed efficace a questo livello sembra essere l’unica percorribile con successo.

Mettersi in gioco con i ragazzi davanti a quel pezzo di realtà che è l’ambito della disciplina insegnata significa anche educare, introdurre cioè alla realtà totale, ai nessi che le cose e le discipline hanno tra loro, dentro un’ipotesi unitaria di sguardo al reale. L’evento educativo, quando è realmente tale, si configura sempre come incontro di persone che hanno qualcosa di importante da dirsi, secondo una distribuzione delle parti che richiede al maestro il compito di orientare e proporre e ai discepoli di ascoltare non passivamente, ma di farsi una ragione di ciò che viene loro detto in modo da decidere in piena libertà come assumersi il loro “rischio” personale. In tutto ciò, non c’è nulla di meccanico, né di automatico, né di esaustivamente organizzato: l’educazione si configura come un gesto di assoluta gratuità perché ciò che non è ancora possa cominciare a essere.

Per chi ha il compito di orientare e di formare giovani da inserire lavorativamente la dinamica da seguire è analoga: un occhio alla massima impiegabilità (che non significa solo competenze specialistiche, ma anche elasticità, trasversalità, comprensione dell’orizzonte e del senso di ciò che si fa), a partire dallo sviluppo dei talenti e della vocazione di chi si ha davanti. Desiderio di espressione personale ed esperienza di un’utilità oggettiva nel lavoro devono infatti essere compresenti, pena il decadimento dell’impeto espressivo e della capacità lavorativa.

In un mercato del lavoro complesso come l’attuale e ancor più come quello che ci attende è necessario che ogni giovane comprenda quanto risulti fondamentale strutturarsi bene, da subito, per far fronte alle sfide future e che abbia maestri, formatori, in grado di operare con l’intelligenza dello scopo oltre che con le competenze necessarie.


COMMENTI
04/07/2011 - bella iniziativa (Marco Claudio Di Buono)

Capisco che è difficile ma sarebbe interessante se iniziative di questo tipo potessero realizzarsi non solo nelle grandi città. Ad esempio in territori con notevoli problemi come il Cilento, dove abito io. Bisognerebbe mettere insieme i vari attori: scuole, enti pubblici, imprese, associazioni ecc. Creare una rete in grado di offrire orientamento e formazione a 360° soprattutto nel mondo del lavoro. In molte aree del paese non c'è nulla di tutto questo e soprattutto non c'è un progetto che metta al centro la persona con la sua esigenza di crescere, imparare un lavoro, una professione e spendere le sue competenze per far sviluppare il suo territorio. Inoltre, c'è anche un'altra categoria di persone che hanno tra i 40 50 anni, sono senza lavoro o fanno lavori precari, a nero o sottopagati. Chi pensa a loro?