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IL CASO/ C'è una "bussola" che aiuta i giovani a trovare lavoro

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Se lo scopo dell’educazione è funzionalistico, il cuore dell’azione educativa è occupato soprattutto dalla dimensione dell’istruzione e dell’addestramento con tutto l’apparato metodologico che queste forme di trasmissione delle conoscenze comportano. Il problema del metodo assorbe, perciò, tutta la scena con l’ossessività delle procedure e con l’illusione sempre vana di trovare il metodo perfetto e infallibile. Se, invece, lo scopo dell’educazione è umanizzante, cioè volto prima di tutto a far scoprire all’altro il senso di sé come persona umana, l’azione educativa si svolge attraverso altre vie che, per dirla con Romano Guardini, puntano soprattutto all’“incontro” tra persone e all’apertura a ciò che non è ancora, ma può essere. Scrive Guardini che l’uomo è creato come «una forma di inizio»: se resta chiuso in se stesso senza mai correre il rischio di aprirsi alla realtà, allora diverrà sempre più misero e povero.

Lavorare non è forse continuamente l’esperienza di questa apertura? Essere condotti a questa capacità e disponibilità, nel proprio ambito operativo specifico, è allora forse una questione che riguarda anche orientamento e formazione professionale.

Una delle esperienze più interessanti che si compiono insegnando qualcosa a un giovane è la scoperta che quasi sempre i ragazzi non prestano innanzitutto attenzione agli insegnanti per quello che dicono sulla loro disciplina, sulle tecniche di formazione professionale, sulle technicality lavorative, ma soprattutto per la passione che intuiscono per il nostro essere uomini, per il nostro destino di uomini, in ciò che viene spiegato o mostrato loro.

Come può non interessare tutto ciò al mondo del lavoro? La più grande risorsa per un’impresa sono gli uomini: certi di chi sono, e che anche per questa consapevolezza compiono bene il loro dovere, svolgendo con attenzione e impeto costruttivo il proprio compito quotidiano. E com’è possibile che, salvo in rarissimi casi, sia così difficile imbattersi in qualcuno che orienti, formi e introduca al lavoro secondo questa attenzione?

Per chi, come Gi Group Academy, opera nel mondo del lavoro e incontra continuamente giovani in cerca di opportunità lavorative o alle prime esperienze professionali, è sembrato necessario tener conto della dinamica sopra descritta nell’impostare la propria azione, sino a “correre il rischio di educare” nel fare il proprio mestiere. Come? Innanzitutto provando a raggiungere questi ragazzi, puntando sulla creazione di una rete di opportunità di orientamento professionale attraverso alcune agenzie focalizzate sul primo impiego da collocare nelle varie città e realizzando eventi come quello del 19 luglio a Milano, il Gi Day Orientamento-special edition in cui incontrare e orientare i giovani, offrendo loro innanzitutto un assessment sulle proprie capacità e potenzialità.

Gi Group sta lavorando alla creazione di una rete di iniziative insieme a chi si occupa in maniera efficace di formazione professionale, attivando percorsi di formazione a distanza basati sulle esigenze dei mercati locali, incrementando le relazioni non solo con le università, ma anche con scuole professionali di vario tipo così da poter incontrare i ragazzi e orientarli fornendo loro anche indicazioni sul panorama di offerte formative e dei conseguenti sviluppi professionali. Nel contesto dell’iniziativa Gi Group anno dei giovani, nasce così il Gi Day dedicato all’orientamento, per tutti i giovani che non lavorano, non stanno seguendo alcun corso di formazione e non studiano (Neet); pensato anche grazie al contributo degli stessi giovani con cui esiste da tempo un canale aperto di dialogo e confronto attraverso Facebook e il sito web.

Dopo il successo dei primi due Gi Day di Milano e Napoli (cui seguiranno le tappe di Torino, Pescara, Roma, Bologna) dedicati alla presentazione dei giovani alle migliori aziende del territorio interessate a incontrare neolaureati e neodiplomati, si è pensato a questa nuova iniziativa perché è importante non solo dare opportunità di lavoro ai giovani candidati, ma soprattutto supportarli a scegliere il loro percorso professionale, renderli consapevoli dell’importanza di conoscere se stessi e le proprie competenze per offrire la propria professionalità alle aziende.


COMMENTI
04/07/2011 - bella iniziativa (Marco Claudio Di Buono)

Capisco che è difficile ma sarebbe interessante se iniziative di questo tipo potessero realizzarsi non solo nelle grandi città. Ad esempio in territori con notevoli problemi come il Cilento, dove abito io. Bisognerebbe mettere insieme i vari attori: scuole, enti pubblici, imprese, associazioni ecc. Creare una rete in grado di offrire orientamento e formazione a 360° soprattutto nel mondo del lavoro. In molte aree del paese non c'è nulla di tutto questo e soprattutto non c'è un progetto che metta al centro la persona con la sua esigenza di crescere, imparare un lavoro, una professione e spendere le sue competenze per far sviluppare il suo territorio. Inoltre, c'è anche un'altra categoria di persone che hanno tra i 40 50 anni, sono senza lavoro o fanno lavori precari, a nero o sottopagati. Chi pensa a loro?