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LETTERA/ Vi presento la trappola che crea i lavori di "serie B"

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Con i miei genitori è stata una lunga lotta, passata per molte e lunghe discussioni, perché volevano che continuassi gli studi iscrivendomi all’università. Grazie a loro due amici, Erasmo Figini e Susy Pagani, però tutto si è risolto. Erasmo è uno stilista di interni che, insieme a suo fratello, ha deciso di dedicare la sua vita all’educazione dei figli e di molti altri ragazzi che ha preso in affido, fondando con sua moglie e altre tre famiglie, tra cui quella di suo fratello, l’Associazione Cometa di Como, che ha per sede una stupenda villa dove queste famiglie abitano con circa 50 ragazzi tra figli naturali e in affido e che ha come suo punto chiave l’educazione per il bello. Susy lavora nell’arredo di interni ed è una collaboratrice di Erasmo, oltre che una “zia” per i ragazzi in affido di Cometa.

Subito dopo gli esami di maturità li ho incontrati e mi hanno aiutato a capire quali fossero le esigenze che avevo, oltre a sostenermi. In estate sono poi andato in pellegrinaggio al santuario di Czestochowa chiedendo alla Madonna di farmi capire se andare a fare il falegname sarebbe stata la mia strada. Una volta tornato ho partecipato al Pre-Meeting: due settimane di lavori di falegnameria gratuiti per costruire il Meeting di Rimini. È stato stupendo vedere un’opera crescere giorno per giorno grazie anche al contributo delle mie piccole mani.

Credo che proprio da questo nasca la passione: il dedicare se stessi alla costruzione di un’opera che non sia semplicemente un mobile, ma che sia anche un segno del significato ultimo della vita. Ecco il motivo per cui ho scelto di fare il falegname: per vedere nelle cose che costruisco la bellezza con la B maiuscola. Quella bellezza che fa fare tantissima fatica, ma che allo stesso tempo una volta compiuta riempie il cuore e fa domandare come possa essere uscita da semplici mani umane.

Terminata l’estate ho quindi incominciato a lavorare in bottega, ma dopo qualche mese ho sentito che mancava qualcosa. All’inizio non capivo: facevo quello che mi piaceva, ma non bastava. Non avrei mai creduto che quella cosa mancante fosse la teoria, cioè lo studio. Non c’è niente da fare, l’uomo per sua natura è curioso e vuole conoscere sempre di più, soprattutto quel che riguarda una cosa che lo appassiona. Così ho cominciato a cercare dei corsi serali o che comunque potessero darmi l’opportunità di lavorare.