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Lavoro

LETTERA/ Vi presento la trappola che crea i lavori di "serie B"

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Ne ho fatto uno sul restauro dei legni policromi a Meda all’inizio dell’anno successivo alla maturità. Dato che non esistono corsi serali di falegnameria, ho dovuto scegliere dei campi inerenti al mio mestiere, che, devo dire, sono interessantissimi A ottobre dell’anno scorso mi sono quindi iscritto a un corso di “design dell’arredo” all’Istituto europeo di design. Una fatica tutte le sere dopo il lavoro, ma è stupendo perché mi aiuta di più a conoscere un mondo su cui lavoro tutti i giorni, ma della cui esistenza non mi ero mai accorto. Mi sono iscritto anche perché mi sono accorto che nel lavoro non basta soltanto la semplice pratica.

Inoltre, queste conoscenze possono servire anche ai miei ragazzi. Già, perché la passione per il mio mestiere mi ha spinto anche a insegnare in un corso per manutentori alla Oliver Twist, una scuola dell’Associazione Cometa. Credo che preparare le lezioni, entrare in laboratorio davanti a 25 ragazzi della prima superiore sia una sfida che mi è stata data per verificare se questo gusto per la bellezza è capace di reggere. E dopo un anno di insegnamento posso dire di averne avuto dei benefici: sono cambiato, sono andato più a fondo nel significato del mio costruire, anche perché lo potessi trasmettere ai miei ragazzi.

In conclusione, i lavori sono o diventano di “serie B” non perché si usano le mani piuttosto che stare in ufficio, ma perché una persona si accontenta del suo posticino, riducendo inconsciamente o coscientemente il suo dono, la sua domanda di trovare compimento in quello che fa. 


(Giovanni Bianchi)

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