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MANOVRA/ Professioni, l’esperto: ecco cosa cambia per gli avvocati italiani

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A Napoli ci sono migliaia di avvocati più che a Parigi e così si può dire per altre città italiane. In sostanza bisognerebbe migliorare la situazione attuale, magari facendo selezioni più aggiornate negli esami e percorrere altre strade di riforma della professione forense, che già sono in cantiere, ma che poi vengono regolarmente lasciate in un cassetto oppure dimenticate.

Cercando una prima conclusione si può affermare che una liberalizzazione fatta in questo modo è, secondo le parole dell’avvocato Paolo Tosoni: «Un rischio che non ci si può permettere di correre con tanta facilità e semplicità, inalberando solo l’insegna delle liberalizzazioni. Ci sono professioni e professioni». Ma la domanda che ci pone è allora perché si è scelto nel pacchetto delle liberalizzazioni proprio quella della professione forense? La risposta che viene da Paolo Tosoni lascia veramente con l’amaro in bocca: «Questa è una sorta di tassa che viene pagata a Confindustria e ai sindacati per non avere ostacoli e problemi nelle vertenze che devono affrontare. La sensazione, e forse più di una sensazione, è proprio questa. Allora meglio non parlare di riforma. La giustizia in Italia ha già tanti problemi. Inutile aggiungerne altri».

 

(GDR)

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