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Lavoro

LAVORO/ L’esperto: 88mila posti in meno? Con la nuova crisi potrebbe andare peggio

Secondo i dati di Unioncamere, il calo nel settore occupazionale, a fine 2011, corrisponderà a 88mila unità, pari ad una flessione dello 0,7%. Il commento di MARIO MEZZANZANICA

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Pessime notizie per il mercato del lavoro. Unioncamere ha previsto, infatti, che, per il 2011 i posti in meno saranno 88mila. Un decremento che, per i lavoratori subordinati, corrisponderà allo 0,7 per cento. Ad essere colpite dalla crisi occupazionale saranno, in particolar modo, le piccole e medie imprese del Sud. Nel dettaglio, è stato calcolato che, sul finire del 2011, il settore industriale perderà 59mila lavoratori, pari a un calo dell’1,2%; sono 29mila (-0,4%), invece, i posti che verranno a mancare nel comparto servizi. Per quanto riguarda i servizi alle imprese la flessione è dello 0,4%, dello -0,2% per il commercio al dettaglio.

Dati allarmanti, la cui unica nota positiva consiste nel fatto che lo sono meno degli altri anni. Nel 2010 e nel 2009, infatti, il decremento è stato ben più significativo con una contrazione, rispettivamente, pari a 178mila unità (-1,5%) e 213mila (-1,9%). In ogni caso, il trend negativo di quest’anno rappresenta un fenomeno imprevisto, come chiarisce, raggiunto da ilSussidiario.net, il professor Mario Mezzanzanica. «Questo calo occupazionale, se i dati confermeranno le previsioni, è un contraccolpo rispetto alle tendenze in atto. Si sta andando, infatti, verso una stabilizzazione e verso una ripresa del mercato occupazionale. Anche gli ultimi dati dell’Istat rilevano un incremento, seppur minino, nel primo semestre».

A confliggere con l’andamento registrato da Unioncamere, anche un altro elemento: «Sta migliorando, in particolare - continua Mezzanzanica - a livello occupazionale, il nord del Paese, specie in quelle zone in cui è più alta la presenza industriale. Al netto, chiaramente, di segmenti di tipologie di imprese che si trovavano già in crisi prima del 2009 e da allora hanno avuto una caduta significativa». Si tratta, per lo più, «delle aziende terziste nella produzione, che non hanno prodotti innovativi e non fanno esportazione». La ripresa, al contrario, «è stata avvertita in quelle imprese innovative in termini di prodotti con  forti capacità di esportazione». Mezzanzanica parla di «aziende operanti nel settore manifatturiero, come quello della meccanica di alta specializzazione, che sono state in grado di andare a lavorare nei Paesi emergenti, quali Cina, India e Brasile».