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Lavoro

IL FATTO/ Un Meeting al lavoro sui giovani

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L’ampiezza del problema è chiarissima. Le soluzioni un po’ meno. Eppure non si conta il numero di convegni che in questi anni hanno provato ad aggregare politici, sindacalisti, imprese ed esperti per discutere di possibili vie d’uscita. Con risultati solitamente deludenti, spesso caratterizzati da quell’astrattezza che si ha nell’affrontare temi che non interessano direttamente (si pensi, per esempio, alle curiose, quanto inconcludenti, proposte di “contratto d’avvenire” o “contratto unico” che hanno interessato per mesi il dibattito politico).
Il Meeting è invece riuscito a risparmiare ai tanti presenti le solite elucubrazioni teoriche, permettendo ai diversi (per età, credo politico, esperienze professionali) relatori di interfacciarsi direttamente coi ragazzi. Non è un caso che il livello del discorso si sia sempre spostato dal dibattito teorico all’esperienza concreta, personale.
Testimonianze che, a mio parere, sono state contraddistinte da una convinzione di fondo: la valenza educativa, formativa e culturale del lavoro. Di tutti i lavori. Anche (se non soprattutto) quelli manuali. Affermare la valenza educativa, formativa e culturale del lavoro vuole dire contestare indirettamente la tendenza affermatesi in Italia di differenziare le conoscenze teoriche con quelle pratiche. Una certa scuola, purtroppo, non considera il lavoro come qualcosa che possa rivendicare la dignità culturale e le potenzialità formative della conoscenza “d’aula”. Per molti è soltanto segno di una sconfitta personale, destinato ai falliti della conoscenza teorica e, sul piano educativo, paradigma dell’esecuzione meccanica, dello sfruttamento e dell’alienazione.
I tanti interventi ascoltati, invece, hanno affermato l’importanza che nei percorsi formativi si possano promuovere esperienze di alternanza tra conoscenza teorica e pratica, tra studio e lavoro al fine di scoprire la propria vocazione professionale. Esempi chiarissimi illustrati al Meeting (Cometa o di Piazza dei Mestieri) testimoniano come questa alternanza formativa possa diventare una strategia di insegnamento e di apprendimento diffusa e di successo.
Guardando ai Paesi esteri, in particolare agli Stati di lingua tedesca, si nota come la costruzione di percorsi misti sia positivamente correlata al tasso di disoccupazione giovanile: laddove i ragazzi incontrano già durante gli studi le prime esperienze di lavoro, i tassi di disoccupazione sono più bassi.