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IL FATTO/ Un Meeting al lavoro sui giovani

Al contrario di molti convegni fumosi, il Meeting che si è concluso a Rimini ha mostrato esempi concreti di un rapporto proficuo tra formazione e lavoro, spiega EMMANUELE MASSAGLI

Foto: Ansa Foto: Ansa

Il giorno prima dell’inizio del Meeting 2011, Giorgio Vittadini, lanciando la manifestazione, ha detto al Corriere della Sera che l’Italia “rischia di diventare un Paese per vecchi”, che non pensa al vero “motore dello sviluppo”, che sono i giovani, da “educare, non da escludere”. Come è avvenuto nella crisi, che è stata fatta pagare proprio a loro.
Che sia stato, più di altre volte (nei contenuti, non nei protagonisti: i volontari innanzitutto, giovanissimi e vera anima della fiera riminese), il Meeting dei giovani è evidente ripensando ad alcuni degli incontri principali che hanno caratterizzato questa edizione. Il Presidente Napolitano ha parlato del “motore del desiderio” dei giovani in risposta alla crisi che stiamo vivendo e ha loro rivolto un accorato appello. Il Ministro Sacconi non ha avuto timore di presentare un ragionamento politicamente scorretto circa la necessità di stravolgere le convinzioni educative che, soprattutto a partire dai disastrosi anni Settanta, hanno determinato una separazione tra formazione e lavoro e hanno incoraggiato il disallineamento professionale che ora è evidente a tutti. John Elkann, partendo dalla sua esperienza personale, ha suggerito che i giovani guardino alla realtà senza nascondersi nulla, chiarendo a se stessi cosa vogliano fare. “Sono importanti lo studio dell’inglese e gli stage all’estero, ma la cosa più importante è dire a se stessi la verità e lasciarsi guidare dalle opportunità della vita”. Giuseppe Orsi, Amministratore Delegato di AgustaWestland, sulla stessa linea d’onda, ha addirittura affermato che non è eticamente accettabile non lavorare in attesa del lavoro giusto. Altro che inattività giovanile. Da ultimo, il Meeting ha dedicato un intero incontro all’approfondimento di alcune soluzione legislative che possono facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Ministero del lavoro, Regione Lombardia, sindacato, imprese e scuola hanno convenuto sull’importanza del contratto di apprendistato, recentemente riformato.
E’ stato quindi un Meeting attento al tema “lavoro”. In particolar modo interessato a non scansare uno dei problemi più ricorrenti nel dibattito nazionale: il lavoro dei giovani, il rapporto tra formazione e lavoro. Tutti gli osservatori, di qualsiasi colore, concordano sull’esistenza di un’emergenza giovani. Gli ultimi dati Istat ci dicono che il tasso di disoccupazione giovanile è del 27,8%. Confartigianato ha recentemente comunicato una stima di 1.138.000 giovani fino a 35 anni senza lavoro. Non ci sono solo i (tanti) disoccupati, ma anche i cosiddetti Neet, calcolati dal Cnel nel 18,6% dei giovani tra 18 e 24 anni e nel 28,8% per la fascia 25-30. Si tratta, facendo un semplice calcolo demografico, di pressappoco 2.100.000 giovani che non studiano e non lavorano. Volendo, si potrebbero anche citare i tanti ragazzi che lavorano, ma con contratti destinati a non essere rinnovati o estremamente deboli di fronte alle oscillazioni di mercato. Si tenga presente che il 5,4% dei ragazzi in età da obbligo scolastico è dispersa. A questa cifra, infine, vanno sommati i tanti che fuoriescono dal sistema formativo appena compiuta l’età da lavoro, senza conseguire alcuna qualifica: il tasso di abbandono scolastico italiano è del 19,7%.