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IL FATTO/ Un Meeting al lavoro sui giovani

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Nel campo normativo, è questa stessa la sfida dell’apprendistato. In particolare dell’apprendistato per l’acquisizione di una qualifica o diploma professionale. La forma più “bella”, ma anche più incompiuta, di questo contratto. Quella che si rivolge ai giovani in età dell’obbligo e che sarebbe un’ottima arma contro dispersione e abbandono scolastico.
Tuttavia il problema dell’occupazione giovanile non è solo questione normativa. E neanche esclusivamente criticità scolastico/formativa. Coinvolge anche le imprese, le istituzioni, le famiglie. Ma ancor di più gli stessi giovani, chiamati a non cedere alle avverse condizioni economiche. Lo “scoramento” di cui tante ricerche sociologiche parlano descrivendo la generazione “né né” (né studio, né lavoro) è il rischio più grosso che oggi possa correre un ragazzo che si affaccia al mercato del lavoro. Tirare i remi in barca o accontentarsi, scoraggiato, della soluzione più comoda.
Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid il Papa ha ricordato che “la domanda di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. (…). È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare, di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande”.
Guardando i tanti giovani presenti al Meeting, e se ne sono accorti anche i relatori che con loro hanno dialogato, era difficile non scorgere la tensione descritta dal Papa.
Che è poi la sola molla che permette di affrontare con grinta e senza lamentoso assistenzialismo anche il (grave) problema occupazionale.

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