BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

ISTAT/ L’esperto: troppi giovani disoccupati, l’Italia faccia come la Germania

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

«A Cina, India e Brasile, in particolare, perché gli altri Paesi sviluppati hanno i nostri stessi problemi. Tuttavia, per penetrare in questi mercati occorrono strutture aziendali particolari. La nostra micro-impresa, in tal senso, è penalizzata». Difficile, allo stato attuale, attendersi un sostegno dal governo. «Le ricette per rilanciare la competitività sarebbero sempre le stesse: investire in ricerca e sviluppo e liberalizzare.  Il governo dovrebbe attuare, inoltre, una seria politica commerciale, promuovendo le nostre imprese all’estero. Cosa che molti altri Paesi fanno decisamente meglio di noi». Anche le imprese, dal canto loro, dovrebbero fare la loro parte.

«La loro scarsa dimensione le limita. Dovrebbero aggregarsi, fondersi. O essere vendute. Non mi scandalizzo quando le multinazionali acquistano le nostre aziende. E’ un modo come un altro per aumentarne la dimensione e renderle operative su scala mondiale. L’importante è che la produzione resti in Italia». In ogni caso, i numeri, di per sé, non sarebbero particolarmente allarmanti. «L’8 per cento è un dato che, seppur ben lungi dall’essere positivo, non è elevatissimo. Ci conviviamo da anni ed è in linea con quello delle altre nazioni europee. Ciò che è estremamente preoccupante, invece, è la disoccupazione giovanile».

Secondo Colombo, i giovani si trovano ad essere doppiamente penalizzati: «pagano le pensioni - spesso altissime - degli anziani e, al contempo, hanno enormi difficoltà ad accedere al mercato del lavoro per pagare le proprie». Il male ha molteplici radici: «Il sistema non è meritocratico e l’università non immette repentinamente nel mercato del lavoro, per esempio».  Ma una, in particolare, va sottolineata: «Pochi lo dicono. Ma l’efficienza dell’industria tedesca non dipende solamente dagli ingegneri. Di quelli ne abbiamo in abbondanza anche noi. Loro, in più, dispongono di un gran numero di tecnici specializzati non laureati. Il nostro sistema formativo, da questo punto di vista è estremamente carente. Siamo pieni di ottimi licei ma di pessimi istituti professionali. Bisogna dare la possibilità ai nostri giovani che non fanno l’università di fare quei lavori qualificati che il mercato richiede».

© Riproduzione Riservata.