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IL CASO/ 2. I buoni consigli per fare il lavoro che piace a tutti

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L’esercizio della magnanimità richiede la disponibilità dei mezzi adatti, tra cui beni e risorse economiche, ma il magnanimo non si esalta troppo quando possiede beni materiali, né si abbatte molto quando li perde. Ci sono comportamenti connessi alla magnanimità, come la magnificenza e la liberalità, che non si possono esercitare senza beni di fortuna.

Sebbene la magnificenza ponga l’accento, più che sul dono generosamente offerto, sull’opera grandiosa e splendida, la quale non dipende soltanto dall’impiego di vistosi mezzi economici, ma soprattutto dall’abilità, dal gusto e dal coinvolgimento personale e dalla qualità degli atteggiamenti che accompagnano la realizzazione di un’opera. Più che virtù delle grandi spese, la magnificenza è virtù delle grandi opere da fare: anche spendendo poco si può essere magnifici.

La dimensione sociale della magnificenza induce a esercitare la professione non pensando prevalentemente al guadagno, ma al bene comune, con criteri di imprenditorialità e di altruismo tali da promuovere ricchezza e lavoro degno per tutti. Dice Aristotele che il “magnifico” con una spesa uguale, cioè proporzionata, renderà l’opera più splendida, a condizione che abbia moderato e vinto l’attaccamento alle proprie ricchezze.

Per contro, lo spilorcio, così bene descritto da Werner Sombart nel suo celebre contributo alla storia dello spirito dell’uomo economico moderno (il borghese), mira principalmente e in tutto a spendere poco e, di conseguenza, rimpiccolisce ogni sua opera; pertanto, pur spendendo a volte grandi somme, rovina le sue stesse fatiche con lavori scadenti, opere brutte. È stato, purtroppo, ancora una volta Machiavelli a fare scuola: “Siate parsimoniosi con i vostri denari, e liberali col denaro altrui”.