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IL CASO/ Esiste una scuola di "serie A" per trovare lavoro?

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Perché essi sono ora davanti a noi e non possono aspettare che i tempi migliorino e ci siano tutte le condizioni economiche, che consentano un lineare inserimento nel mondo del lavoro. Fra l’altro, l’esperienza dimostra che il benessere di per sé non garantisce un bel nulla sulla “qualità” della formazione del loro carattere e sull’acquisizione puntuale di competenze. Ecco perché, innanzitutto, abbiamo bisogno di docenti che abbiano chiaro proprio questo loro compito “civile” per il bene comune senza complessi di inferiorità nei confronti di chicchessia, ritenendo sempre prevalente la responsabilità educativa dell’adulto di fronte all’educando, che non ha nessuna colpa diretta delle crisi economiche e/o politiche e che è egli stesso una domanda impellente di educazione.

La “polis” lungimirante dovrebbe essere sempre grata ai costruttori di “civitas”, ma non accade quasi mai, perché chi ha un orizzonte culturale rivolto al conseguimento del risultato immediato difficilmente comprende le ragioni e le esigenze di chi costruisce per il medio e il lungo periodo.

Ecco perché, soprattutto oggi, è necessario garantire ai nostri studenti una buona scuola, di qualunque indirizzo essa sia. E allora il dibattito può iniziare sulla domanda “Si può fare dei Tecnici e dei Professionali una scuola di “serie A”?

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