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La sfida al mercato si vince solo guardando lontano

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Questa situazione ha, a sua volta, un altissimo costo attuale e potenziale per le economie, direttamente in termini di spesa sociale e mancato introito fiscale, ma soprattutto indirettamente, in termini di perdita di competenze, produttività e competitività. Il costo della disoccupazione prolungata è molto alto anche per i giovani stessi, che nell’immediatezza scontano perdita di reddito e minori probabilità di essere riassunti e nel lungo periodo sviluppi di carriera caratterizzati da inferiori remunerazioni.

Un conto che si prospetta particolarmente oneroso per i giovani italiani, che in circa il 44% dei casi sono disoccupati da oltre 12 mesi (2010); quote inferiori ma comunque preoccupanti si registrano anche in Portogallo, Spagna e Francia (uno su tre) e in Germania e Regno Unito (uno su quattro). Ma l’ombra della disoccupazione di lungo periodo si allunga inusitatamente anche sui lavoratori statunitensi, raggiungendo il 30% del totale: non stupisce allora che Alan Krueger inserisca nel piano per l’occupazione degli Usa, accanto all’estensione dei sussidi alla disoccupazione, crediti d’imposta fino a 8 miliardi di dollari per le assunzioni di disoccupati di lungo periodo e (con senso più simbolico che economico) la proposta di rendere illegale per legge la discriminazione all’assunzione sulla base dello stato di disoccupazione del candidato.

La spesa di 25 miliardi di dollari da destinare all’investimento in infrastrutture scolastiche per la creazione di laboratori scientifici e ammodernamento è anch’essa volta ad avere, oltre che un immediato impatto sul mercato del lavoro attraverso la creazione di nuovi posti, un esito di lungo periodo per il mercato del lavoro del futuro.