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Lavoro

QUALCOSA DI SINISTRA/ Perchè il teorema Marchionne non risolve più i guai di Fiat?

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Qualcosa però si sta inceppando, nel meccanismo finora vincente del sistema-Marchionne. E tocca dire “purtroppo si sta inceppando”, perché poi le conseguenze le pagheranno i lavoratori e il sistema-Paese, non certo il top-manager e i suoi azionisti, o meglio: anche loro, ma senza poi chissà quale danno per tasche e futuro. Ciò che si sta inceppando è l’alchimia magica sulla quale aveva scommesso Marchionne, per spostare l’attenzione e le attese dal quadrante italiano a quello globale: l’alchimia con la Chrysler, di cui Fiat è ormai padrona. Ebbene, il rinnovo del contratto con gli operai Chrysler, che Marchionne postulava agevole e senza aggravi, si sta rivelando ben più problematico.

Alla proposta aziendale, che sostanzialmente prevede continuità piena con il regime di emergenza vissuto negli ultimi anni dalle maestranze Chrysler (che sono azioniste di minoranza della corporation), il capo del potente sindacato americano dell’auto (Uaw) Bob King ha detto no. Proprio King, col quale Marchionne sfoggiava affinità elettiva e baci e abbracci davanti a flash e riflettori, chiede per i suoi rappresentati la cosa più ovvia del mondo: più soldi. Due dollari in più all’ora per i nuovi assunti (pagati fino a oggi 14 dollari l’ora, la metà dei colleghi anziani) e chiede che i lavoratori prendano parte alla distribuzione dell’eventuale utile aziendale.

La sia pur tardiva resipiscenza di Bob King - dopo tanti “sì” regalati al manager - sarà forse utile al caterpillar-Marchionne per ricordarsi che le relazioni industriali nel mondo, grazie a Dio, sono andate un po’ più avanti di quanto configurato duemila anni fa dall’apologo di Memenio Agrippa, che rappresenta forse per il capo della Fiat un po’ la summa delle sua ideologia. Giova ricordarlo, in sintesi: le mani, che erano scese in sciopero perché stanche di lavorare per uno stomaco che appariva loro ozioso e parassitario, dovettero presto rendersi conto che erano loro le prime a essere indebolite dalla protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma l’intero organismo senza nutrimento.

Ebbene, le cose non stanno precisamente così nell’industria moderna, perché da una parte c’è l’interesse di un corpo sociale, l’organico dell’azienda, a condividere più ampiamente i vantaggi dell’utile aziendale, e dall’altra quello di un azionariato che quando ha ottenuto utili ne ha reinvestiti sempre assai pochi nel futuro dell’azienda...

Quindi il teorema Marchionne, per cui nel mondo globalizzato bisogna lavorare tutti insieme per battere la concorrenza dei Paesi a basso costo del lavoro, dimentica appunto che invece non tutti - al di fuori e al di sopra dei ruoli operai - hanno fatto sempre quanto in loro potere per costruire un futuro industriale sostenibile per Fiat. E dimentica ciò che invece per fortuna inizia a delinearsi, cioè che perfino nei paesi neo-schiavisti come la Cina e la Corea (perché di questo si tratta, di neo-schiavismo, e sarebbe bello se ogni tanto un top-manager globale come Marchionne lo riconoscesse e lo denunciasse all’opinione pubblica internazionale con la credibilità del suo standing) gli sfruttati iniziano a ribellarsi e a chiedere per sé più benefici e meno sacrifici.


COMMENTI
19/09/2011 - marchionne rispetti i patti (francesco taddei)

finalmente si può dubitare di marchionne in libertà. io dubiterei anche dell'operato del governo visto che nel piano "fabbrica italia" molti stabilimenti vengono chiusi. (solo in italia non si protegge l'interesse nazionale, anzi guai a chi lo fa!). adesso marchionne riceverà il giudizio di coloro che gli danno la busta paga: verrà semplicemente valutato in base ai risultati.