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QUALCOSA DI SINISTRA/ Perchè il teorema Marchionne non risolve più i guai di Fiat?

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Ma le brutte notizie per la Fiat dall’America non nascono soltanto sul fronte sindacale. L’altro guaio è che la vagheggiata contaminazione di modelli Fiat-Chrysler non sta funzionando bene, perché la distanza tra i gusti e le tradizioni degli automobilisti americani e di quelli italiani ed europei è siderale: le auto che più piacciono negli Usa sono indigeste per il signor Rossi come per Monsieur Verdoux; e viceversa, le utilitarie giustamente apprezzate da noi italiani, fanno ridere gli americani.

E allora? Allora in Italia, sul fronte industriale Fiat, si delinea un autunno caldissimo. Dopo la chiusura della Fiat di Termini Imerese (-2000 posti), decisa due anni fa e ormai fissata per dicembre, e dell’Iribus-Iveco di Avellino (-700 posti), non sembrano esserci garanzie di continuità per 500 addetti della Maserati di Modena, e non si sa cosa potrà essere prodotto a Mirafiori per non dover ricorrere ancora alla Cassa integrazione; né si parla di nuove assunzioni a Pomigliano nonostante la nuova Panda, per produrre la quale secondo Marchionne basta il 40% delle maestranze attuali.

A corollario di tanta incertezza, c’è la polemica e l’incertezza giudiziaria sull’articolo 8 della manovra economica d’emergenza varata dal governo, una norma che metterebbe al riparo, nelle intenzioni governative, gli accordi sindacali di Pomigliano e Mirafiori dall’impugnabilità davanti al giudice, cui la Fiom-Cgil si riserva di ricorrere per aggirare il “sì” referendario espresso dalla maggioranza dei lavoratori interessati.

L’ala estrema della Cgil infatti continua a non accettare che le norme di un contratto integrativo aziendale possano derogare a quelle, migliorative, previste dal contratto nazionale “solo perché” accettate dalla maggioranza dei dipendenti dell’azienda stessa, sostenendo che quest’accettazione può essere viziata da un effetto-ricatto: “O dite sì o chiudo”, come realmente aveva minacciato Marchionne.

Su questa delicatissima questione la Confindustria non si è espressa, né per il sì, né per il no, e Marchionne - che ne avrebbe invece voluto l’appoggio - ha minacciato di abbandonarla, per sottrarre la Fiat al vincolo di rispettare i contratti nazionali firmati, appunto, dalla Confindustria. Qualcuno, tra i saggi di Confindustria, ha avuto invece il coraggio di dire come diversamente possono essere viste le cose: ‘‘L’articolo 8 che il governo ha inserito nella manovra non riduce il dualismo, ma l’aumenta’’, ha detto ad esempio l’ex presidente degli industriali Luigi Abete. “La norma crea una disparità tra le imprese dove il sindacato è forte e quelle dove è debole o assente, oltre ad aprire un vulnus sull’accordo del 28 giugno. Nel testo si fa riferimento ai sindacati rilevanti territorialmente, ma questo è un rischio in più, perché può aprire la strada a un ulteriore livello di contrattazione tra il nazionale e l’aziendale’’.


COMMENTI
19/09/2011 - marchionne rispetti i patti (francesco taddei)

finalmente si può dubitare di marchionne in libertà. io dubiterei anche dell'operato del governo visto che nel piano "fabbrica italia" molti stabilimenti vengono chiusi. (solo in italia non si protegge l'interesse nazionale, anzi guai a chi lo fa!). adesso marchionne riceverà il giudizio di coloro che gli danno la busta paga: verrà semplicemente valutato in base ai risultati.