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LAVORO/ Meno teoria, più laboratorio: l’occupazione "comincia" in classe

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Gli obiettivi di integrazione didattica che devono essere ora percorsi non possono non puntare, ai fini della certificazione europea delle competenze e alla definizione dei profili d’uscita, alla vera pratica laboratoriale, allo strumento laboratorio come traduzione-in-atto della proposta teorica: dalle discipline alla didattica laboratoriale alle competenze da certificare.

Cosa si intende per competenze? Si tratta dei saperi essenziali, ma affrontati in forma non nozionistica, bensì problematica attraverso la messa in evidenza dei nuclei fondanti e degli approcci interpretativi, euristici (inventare e aprirsi a nuove conoscenze), investigativi (l’intuizione dello scopritore di nuove implicazioni).

Le materie, le discipline finiscono per avere un ruolo centrale, ma, nel piano programmatico di un consiglio di classe relativo a un gruppo-classe, dovranno costituire il piano di lavoro sul quale docenti e studenti saranno chiamati a misurarsi nel per-corso (che è un “passare attraverso”) educativo-didattico. Ma perché questo sia concretamente possibile si fa necessario nella programmazione individuare la “soglia di sufficienza” da un lato, e predisporre verifiche in itinere dall’altro. Periodiche, pensate a medio e lungo termine, per rispettare e qualificare i tempi di maturazione.

Il contesto, soprattutto per docenti allenati alla centralità dell’insegnamento, sarà esattamente ribaltato: dalla centralità dell’insegnamento a quella dell’apprendimento, cioè dello studente che apprende rispetto al docente che insegna. Non più una logica di mera trasmissione di dati consolidati, ma proposte di problematizzazione su unità didattiche collegate con richiami a nessi interni ed esterni.