BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

LAVORO/ Meno teoria, più laboratorio: l’occupazione "comincia" in classe

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

È un cambio di marcia della stessa nozione di “cultura”: da possesso di conoscenze a capacità di interrogare, di lasciarsi interrogare dalle mille esperienze (pensate) di un passato che chiede non di essere riconosciuto, ma di essere rivissuto, in ordine a percorsi sempre aperti all’auto-trascendimento di concetti e contenuti sinora incontrati.

Nella didattica delle competenze, quindi, metodi e contenuti si fondono assieme, in una circolarità (l’esperienza integrale, e non solo formale-concettuale) che avrà effetti preziosi e virtuosi solo se accolta empaticamente anzitutto dai docenti, “maestri” (magis-ter) chiamati ad annullarsi/ripensarsi nel percorso di analisi-sintesi dei contesti studiati: dall’autorità del docente che insegna alla cosa che viene insegnata-appresa-cercata. “La cosa stessa”, cioè il principio di realtà.

Il tutto andrà, in itinere, ricondotto a modalità di valutazione in grado di certificare le stesse competenze maturate in ordine a standard condivisi a livello europeo-nazionale e di dipartimento. L’insegnare per competenze, infatti, comporta dei cambiamenti nei metodi di valutazione. Anzitutto, non potrà più essere accolto l’approccio “sommativo”, ma ci si dovrà concentrare su quello “formativo”, in grado cioè di sollecitare e, nello stesso tempo, registrare il percorso di ogni singolo studente. Non ci si potrà quindi limitare a una sorta di “restituzione”, quasi automatica per i più, a volte magari personalizzata (per gli studenti migliori), dei diversi input proposti dai docenti.

Il risultato dell’apprendimento è solo la risultante del cammino di maturazione di uno studente. Andrà graduato secondo tempi flessibili e comunicato, di volta in volta, come forma di auto-valutazione, e quindi di rimotivazione (pedagogia dell’errore).

© Riproduzione Riservata.