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LAVORO/ A chi giova il nuovo patto tra i sindacati?

Il tavolo tra le Parti sociali (Foto Ansa) Il tavolo tra le Parti sociali (Foto Ansa)

Si fa esplicito richiamo alla titolarità della rappresentanza: saranno infatti ammessi alle negoziazioni i sindacati che rappresentano più del 5% dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto nazionale, calcolato sulla media tra il numero di deleghe per la raccolta dei contributi sindacali (che dovrà essere certificato dall’Inps) e le preferenze ottenute nelle elezioni dei rappresentanti sindacali (Rsu).

L’altra grande innovazione è la definizione, finalmente condivisa, dei rapporti fra il contratto nazionale e quello aziendale. A oggi la Cgil, pungolata dalla sua forte costola interna (la Fiom), aveva guardato con sospetto la possibilità di consentire ai contratti collettivi territoriali o aziendali di derogare a quello nazionale. Con il nuovo accordo, si stabilisce in via definitiva il principio generale per cui spetta al livello nazionale il ruolo di garanzia dei diritti minimi dei lavoratori, mentre la contrattazione aziendale può disporre sulle materie delegate dal contratto nazionale. Tuttavia, i contratti collettivi nazionali potranno anche prevedere apposite procedure per stabilire a livello aziendale “specifiche intese modificative” delle proprie regole.

L’accordo del 28 giugno va anche oltre: potranno essere conclusi contratti aziendali qualora tali intese siano finalizzate a gestire una situazione di crisi o in presenza di significativi investimenti per aumentare la produttività e l’occupazione dell’impresa. Le deroghe potranno riguardare “la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro”. Rimane escluso l’aspetto retributivo.

L’accordo interconfederale cerca anche di porre fine alle lotte sugli accordi separati nelle aziende: se il contratto aziendale sarà approvato dalla maggioranza dei sindacalisti eletti in azienda (Rsu) diventerà efficace erga omnes. Se, invece, i firmatari saranno i sindacalisti aziendali non eletti ma nominati (Rsa), il contratto aziendale potrà avere efficacia vincolante erga omnes se sottoscritto da sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori. In questo caso, l’accordo potrà poi essere sottoposto a referendum a richiesta di una delle organizzazione sindacali aderenti all’accordo interconfederale oppure del 30% dei lavoratori dell’azienda.

I contratti aziendali così riformati, se approvati dalle maggioranze previste, potranno anche stabilire clausole di tregua sindacale (moratoria degli scioperi), che vincoleranno però, esclusivamente, i sindacati firmatari dell’accordo del 28 giugno e non i singoli lavoratori.

Con il corrente accordo interconfederale si affermano non solo una nuova e auspicata unità sindacale, ma anche l’inevitabile processo di decentramento della contrattazione e la conseguente maggiore libertà nella negoziazione dei piani aziendali, valori oggi indispensabili per un più moderno sistema di relazioni industriali.

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