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Lavoro

LAVORO/ A chi giova il nuovo patto tra i sindacati?

Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl mercoledì hanno firmato definitivamente l’accordo interconfederale del 28 giugno. Il commento GIUSEPPE SABELLA

Il tavolo tra le Parti sociali (Foto Ansa)Il tavolo tra le Parti sociali (Foto Ansa)

Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno firmato definitivamente - in data 21 settembre 2011 - l’accordo interconfederale del 28 giugno. Come ha spiegato a seguire una nota comune, con questa intesa viene ribadito che le materie delle relazioni industriali e della contrattazione sono affidate all’autonoma determinazione delle parti: una risposta di Confindustria e Sindacati dopo le disposizioni previste in materia di rapporti di lavoro dall’articolo 8 della manovra finanziaria. Per la Cgil la cancellazione dell’articolo 8 rimane comunque un obiettivo fondamentale, tant’è che - per bocca del suo Segretario Generale - si parla di ricorso alla Corte Costituzionale.

L’articolo 8 contenuto nella manovra finanziaria approvata dal Parlamento prevede che i contratti collettivi nazionali possano essere derogati da «contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011».

Le deroghe possono essere efficaci erga omnes (nei confronti di tutti) «a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali». I contratti in deroga potranno disciplinare «la trasformazione e conversione dei contratti di lavoro» e «le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro». Quello che cambia non sono le regole del recesso: per licenziare rimane necessaria la giusta causa o il giustificato motivo di licenziamento. Ma il contratto aziendale in deroga potrebbe stabilire che il lavoratore che è stato licenziato ingiustamente, anziché ottenere il reintegro - come è previsto ora dal celebre articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori -, ottenga solo un risarcimento.

L’accordo interconfederale pare innanzitutto voler ricucire la spaccatura del sistema sindacale italiano che ha avuto pesanti effetti anche sulla stessa competitività delle imprese. La crisi degli ultimi tempi, causata da accordi separati anche finiti in tribunale, aveva riaperto la discussione sul nodo della rappresentatività da sempre irrisolto nel sistema di relazioni industriali. L’intesa del 28 giugno cerca di rispondere a questo problema di fondo riprendendo, in forma semplificata, quanto previsto per il pubblico impiego (d.lgs 165/01), ormai testato da più di un decennio di applicazione.