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PENSIONI/ Treu: innalziamo l'età, premiando chi continua a lavorare

Un presidio della Fiom (Ansa) Un presidio della Fiom (Ansa)


«Non ci ho pensato solo io, esiste una proposta concreta che in un certo senso, rifacendosi alla riforma Dini, innalza l'età e nello stesso tempo forza i lavoratori ad andare più tardi in pensione. La proposta si struttura su una fascia compresa tra i 62 e i 70 anni, sia per gli uomini che per le donne. Sono le persone che hanno lavorato e che hanno pagato i contributi che scelgono, in quella fascia di età, di andare o non andare in pensione. Con il metodo contributivo si fa un'operazione strutturale. È evidente che la scelta, tra i 62 anni e i 70 anni, dipende da diversi fattori. Se uno ha cominciato a lavorare molto giovane e si sente sfiancato, sceglie di andare prima, altri sceglieranno di andare più tardi».
Sembra una proposta che dovrebbe conciliare pareri diversi. «Il sistema contributivo è molto stretto. Quanti sono i contributi che hai pagato? E tanto ti viene riconosciuto. Se vai a 60 anni, con un'aspettativa di vita di altri venti anni, hai un determinato reddito. Se nei hai settanta, con una prospettiva di vita inferiore hai un altro reddito». Sembra un conto corrente? «È come un conto corrente. Il sistema contributivo si autofinanzia». Scusi professor Treu, ma ci sono anche altri tipi di pensione, che non sembrano legati al sistema contributivo? «Ma quelle sono le vecchie pensioni. Io sono contro i diritti acquisiti falsi. Ma il problema, ora e adesso, non è pensare al passato, ma al domani». Si possono correggere alcune distorisoni? «Si possono bloccare le “pensioni d'oro” e anche quelle d'argento”, vale a dire non aggiornarle con i parametri che si usano per le altre. E in questo caso si può aggiungere, in questioni di “pensioni d'oro e da'argento” anche un contributo di soldarietà. Ripeto, il problame è da adesso in avanti. In base a una riforma strutturata e basata su scambi con un governo credibile.

 

(Gianluigi Da Rold)

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