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Lavoro

PENSIONI/ Uomini e donne, "vittime" di una discriminazione al contrario

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La differenza nell’età pensionabile per le donne è stata giustificata anche dalla Corte costituzionale negli anni ‘70 sulla base di differenze biologiche, quali l’invecchiamento precoce delle donne rispetto agli uomini, e sociali, quali l’impegno casalingo che implica un doppio lavoro per le donne. La Corte, però, aveva affermato anche la possibilità di una modifica futura sulla base dell’evoluzione sociale. Le riforme del 2004 e del 2007 ripristinarono la differenza fra 65 e 60 anni anche nel sistema contributivo. Occorre tener conto che il sistema contributivo riguarda coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 e quindi per ora ben poche persone ne usufruiscono, nella maggior parte dei casi è vigente il sistema retributivo.

In virtù dell’armonizzazione fra impiego pubblico e privato, la differenza fra uomini e donne è stata applicata dagli anni ‘90 anche al pubblico impiego, dove invece precedentemente non esisteva. Questo fatto ha determinato un intervento della Corte di giustizia europea che nel 2008 ha condannato l’Italia per aver violato il principio di parità di trattamento fra uomini e donne sul lavoro contenuto nell’art. 141 del Trattato Ue. Senza entrare nei particolari, questa sentenza, errata per vari motivi, ha dato l’avvio a un nuovo intervento legislativo. La legge n. 102 del 2010 di conversione del decreto legge n. 78 del 2009 ha introdotto un meccanismo di progressiva elevazione dell’età pensionabile delle donne iscritte all’Inpdap finalizzato al raggiungimento della soglia dei 65 anni dal 1° gennaio 2010 al 2019. Successivamente l’art. 12 del d.L. n.78 del 2010 ha anticipato al 1° gennaio 2012 l’incremento a 65 anni dell’età pensionabile.

Va da sé che le impiegate che al 31 dicembre 2009 hanno maturato i requisiti anagrafici, di assicurazione e di contribuzione, mantengono il diritto alla prestazione pensionistica secondo la normativa precedente. L’urgenza della crisi economica ha indotto il legislatore a intervenire anche nel settore privato al fine di introdurre anche qui un sistema di riallineamento all’età pensionabile degli uomini; i tempi previsti erano più lunghi, infatti secondo la legge n. 111 del 2011 l’incremento avrebbe dovuto aver luogo dal 1° gennaio 2020 prima di un mese e successivamente di due mesi dal 2021, di tre dal 2022 e così via fino a raggiungere la parificazione nel 2032. La questione più interessante introdotta nelle leggi del 2010 e del 2011 consiste nella previsione di un requisito nuovo, quello dell’adeguamento dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico agli incrementi delle aspettative di vita determinate dall’Istat.