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IL CASO/ La “bilancia” per diventare leader nel lavoro

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L’umiltà conduce sulla strada della ricerca di soluzioni per la realizzazione dell’idea e apre le porte all’innovazione. Quante idee o proposte vengono scartate senza essere viste da chi dovrebbe sapere che “non funziona”? Quanto erosione del capitale sociale avviene a partire dall’arroganza di coloro che pensano di possedere la verità? Qual è il costo economico (e umano) per dare potere formale nelle organizzazioni persone poco umili.

Nello studio di Martin Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, e autore del testo “Character, Strenghts and Virtues”, l’umiltà viene caratterizza in tal modo: un’accurata consapevolezza delle proprie capacità; l’abilità di riconoscere propri errori, gap, limiti; apertura a nuove idee, contraddittori, suggerimenti; un focus non esclusivo su se stessi; capacità di apprezzare il contributo altrui. “Humility: a realistic assessment of one’s own contribution and the recognition of the contribution of others, along with good fortune that made one’s own success possibile” (A better way to think about business, R. Solomon).

Una delle più note esplicitazioni della correlazione fra l’umiltà e lo sviluppo del business si ritrova negli scritti di Jim Collins che ha condotto un progetto di ricerca, iniziato nel 1996 e terminato nel 2001 con l’identificazione di 11 società che rispondevano al quesito: “Può una buona impresa diventare eccellente? Come?”. Durante la ricerca sono state identificate le società che hanno subito uno shift di performance da buone a eccellenti e che hanno saputo mantenerle nel tempo; queste poi comparate con società che invece non sono riuscite a mantenere nel tempo lo standard raggiunto.

Dalla ricerca sono emersi alcuni tratti specifici comuni a tali imprese. Uno in particolare era relativo alla leadership di tali imprese, quello che l’autore ha definito “Level 5 leadership”, descrivendolo in modo gerarchico rispetto ad altri livelli, caratterizzato da una combinazione paradossale di umiltà personale e determinazione professionale.

Nel contesto di complessità che oggi stiamo vivendo caratterizzato dalle nuove regole della knowledge driven economy non è più possibile adagiarsi sulle posizioni raggiunte, rimanendo ancorati a schemi e metodi di lavoro obsoleti, attuando - con umiltà - continue azioni di reeingineering personali e organizzative, attraverso l’applicazione degli strumenti propri del pensiero flessibile, una nuova dimensione tra logica, etica ed estetica.

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