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Lavoro

LAVORO/ Come fare bene un CV in tempo di crisi

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In Europa, a dar retta a un intervento apparso su The Guardian, il 30% circa delle nuove assunzioni avviene attraverso la rete informatica, nei siti specializzati. In Italia, siamo sul 10%, a parte il nostro vicentino: da un’indagine empirica svolta a fine luglio, è emerso che siamo attorno al 18% di assunzione previo contatto e verifica su internet. Percentuali che cresceranno, se pensiamo che solo il sito Linkedin ha, nel nostro Paese, 1,7 milioni di iscritti. Un grande parterre. Ma da noi il canale per essere assunti resta ancora, per il 25%, il passaparola, cioè la conoscenza personale.

Una percentuale destinata a lasciare il passo ai nuovi metodi di approccio e di verifica, come attesta Almalaurea dell’Università di Bologna. Il cv quindi va personalizzato in relazione al destinatario, deve perciò rivelare il proprio identikit, ma in relazione al contesto. Non contano, per dirla tutta, le competenze e capacità maturate, ma chi le conosce. Conta la motivazione personale, conta la voglia di imparare e di costruisce qualcosa assieme a un gruppo di lavoro. Le conoscenze maturate sono dunque importanti, ma non bastano, né possono bastare le buone intenzioni. Tanto è vero che tra le “competenze chiave di cittadinanza” espresse dal Parlamento europeo la più importante è “imparare ad imparare”. Per tutta la vita. La vera patente contro il rischio della precarietà. Nemmeno il cv europeo (Europass) va perciò preso troppo alla lettera. Nel senso che va modulato secondo la domanda intorno all’efficacia comunicativa e coinvolgente della propria offerta di lavoro.