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Lavoro

PENSIONI/ L'esperto: vi spiego cosa manca a una riforma che rischia di farci più poveri

La riforma delle pensioni non sarà sostenibile sino a quando il mercato del lavoro, spiega LUCA SOLARI, non sarà riformato in modo da rendere possibile versare i contributi richiesti

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Fatta la riforma delle pensioni occorre, adesso, porre rimedio a quei problemi che non sono stati ancora contemplati e a quelli creati dalla riforma stessa. Per esempio, se per andare in pensione servono 42 anni di contributi versati con il metodo contributivo, si deve fare  in modo che i lavoratori siano in grado di versarli effettivamente; altrimenti andranno in pensione in età drammaticamente avanzata o ci andranno con un assegno tale da non potersi mantenere. «Il problema essenziale è legato al fatto che non si può varare la riforma delle pensioni senza metter mano al mercato del lavoro. Altrimenti, si determinano strutture difficilmente gestibili in termini di equità sociale», spiega, raggiunto da ilSussidiario.net Luca Solari, professore di Organizzazione aziendale presso l’Università di Milano. Entrando nel merito, ecco le misure da mettere a punto: «Sarà necessario affrontare il nodo della vita contributiva di una persona tenendo in considerazione le forme di lavoro effettive che ha praticato negli anni; e, di conseguenza, andare nella direzione del contratto unico. Con la costruzione di un unico rapporto di lavoro un po’ meno garantito che ridistribuisca il peso dell’attuale incertezza economica tra chi vive forme di lavoro fortemente protette - i cosiddetti insider - e chi vede questa prospettiva estremamente lontana». Tutti sarebbero tutelati, anche se non ci sarebbero più i livelli massimi attuali.

«Si potrebbe prevedere - continua - una progressiva salvaguardia e copertura per il lavoratore, incrementando, ad esempio, i costi di terminazione del rapporto per l’azienda». Resta il fatto che in molti per diversi periodi della loro vita non lavoreranno. «Si deve costruire - aggiunge - un sistema pubblico che supporti la contribuzione pensionistica in un mercato del lavoro in cui ci si aspetta che le persone entrino ed escano e possano avere periodi di non copertura lavorativa. Sarà necessario, quindi,  coprire in termini di contribuzione e di formazione permanente quei periodi in cui le persone si troveranno senza lavoro».

Anche sul fronte pensionistico mancano una serie di passaggi: «Si dovrà realizzare un sistema a tre “pilastri”: quello pubblico;  quello negoziato dalle parti sociali, come il chimico-farmaceutico, che ha investito fortemente su fondi integrativi finalizzati alla conservazione delle capacità di reddito futuro; e quello individuale, attraverso forme di contribuzione volontaria a fondi assicurativi». Vi è infine la questione relativa allo sviluppo; qualunque riforma è sostenibile unicamente a condizione che l’economia riparta.