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Lavoro

Le imprese paghino per ricollocare chi hanno licenziato

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La storia insegna che l’inamovibilità del singolo non aiuta gli investimenti perché tende a deresponsabilizzare la persona e spaventa l’azienda, orientandola a non intraprendere o a utilizzare strumenti ingiustamente ed inutilmente precarizzanti. Il punto di forza delle persone nel mercato del lavoro non è costituito dall’inamovibilità del contratto ma dalla propria occupabilità. A livello di sistema bisogna dunque puntare a creare risorse più occupabili, produttive e responsabili. Come sostenere allora, se non con l’inamovibilità, un livello adeguato di security all’interno di un sistema maggiormente flessibile? Rafforzando le politiche attive e in particolare il supporto alla ricollocazione professionale, coinvolgendo le aziende in una logica assicurativa attraverso l’utilizzo di fondi interprofessionali secondo una concezione per cui chi, in qualche modo, crea il problema contribuisce anche a risolverlo facendosene carico.

Il tutto insieme a politiche di sostegno al reddito opportunamente limitate nel tempo e chiaramente rivolte ad una responsabilizzazione delle persone; la finanziabilità di queste necessarie iniziative deve derivare da imprese, enti previdenziali e Pubblica amministrazione. Le politiche attive andrebbero concepite in una logica di collaborazione pubblico-privato per supportare innanzitutto la ricollocazione di quei lavoratori che non hanno “sponsor”, o perché non hanno un contratto stabile o perché si trovano all’interno di aziende fallite (e dunque non in grado di attivare servizi di outplacement). In questi casi sistemi quali i voucher o le doti, sperimentati da diverse amministrazioni locali e basati sulla premialità dei risultati raggiunti, se rivolti a soggetti ben identificati e corresponsabilmente coinvolti, rappresentano casi di successo e dunque indicano una strada da perseguire per un welfare moderno. A patto che vi sia un’accurata selezione di interlocutori competenti, autorizzati e monitorati nel tempo.

Analogamente potrebbero essere realizzati interventi per orientare i giovani anche con l’utilizzo di risorse pubbliche. Anche in questo caso dovrebbero però essere adottate logiche di premialità per il conseguimento di una buona ricollocazione all’interno di percorsi scolastici o lavorativi, utilizzando la sinergia tra il pubblico e il privato. È molto importante costruire un tessuto di competenze, anche attraverso le agenzie per il lavoro, che sia in grado di supportare a livello sistemico la ricerca di lavoro, riducendo al massimo i tempi di inattività delle persone: si otterrebbe così un beneficio strutturale nei confronti del problema della disoccupazione poiché il sistema diverrebbe più efficiente a prescindere dalla congiuntura economica. Con un contratto a tempo indeterminato in grado di consentire una certa mobilità delle risorse nel mercato del lavoro diminuirebbe la necessità di utilizzo di forme diverse di contratto per gestire i rapporti di lavoro dipendenti. Verrebbero così meno forme di lavoro non subordinato, spesso usate impropriamente e a discapito delle persone, col solo obiettivo di spendere di meno e non incappare nel problema dell’inamovibilità delle risorse.