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Lavoro

FIAT/ Il nuovo spot Panda. L'esperto: Perché nessun riferimento alla città che la produce?

La nuova Fiat Panda e gli operai di Pomigliano d'Arco (Foto Imageoconomica)La nuova Fiat Panda e gli operai di Pomigliano d'Arco (Foto Imageoconomica)

Certo stupisce il fatto che, a differenza dello spot americano, non si sia dato spazio alla città sede del costruttore. Stupisce altresì la scelta di un modello di segmento basso per rappresentare l’Italia. Se dovessimo dar retta letteralmente allo slogan dello spot (“le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo”) dovremmo pensare che vadano abbandonati lusso, design e motoristica sportiva, decisamente poco presenti sull’auto pubblicizzata. Insomma, auguriamoci di poter vedere tra qualche anno lo spot di una berlina Fiat che possa rendere gli italiani un po’ più orgogliosi. Sperando che non si tratti della Lancia Flavia, ovvero della Chrysler 200 riadattata per il mercato europeo.

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COMMENTI
27/01/2012 - Peccato per la mira (Marco Spelta)

Apprezzabile lo sforzo polemico, peccato per la mira scarsa. Confrontare lo spot di lancio della Panda con quello della 200C non ha infatti molto senso. Lo spot di riferimento è quello del Grand Cherokee ("Things we make, make us", stesso claim, stesso messaggio). Dunque una buona metà delle argomentazioni viene a cadere. Circa la scelta della vettura, non capisco il problema. Realizzare una buona utilitaria è innegabilmente un'impresa più complessa che non realizzare una berlina da oltre 4 metri e 80. Produrla in Italia, con i nostri costi e il nostro sistema produttivo rende lo sforzo ancora più ammirevole. Immagino i commenti se fosse stato fatto questo spot per un suv da due tonnellate: "troppo grande, fuori luogo in tempo di crisi, poco italiano". In sintesi, se vogliamo esercitarci a far polemica ben venga (su questo spot ho letto pure critiche circa una presunta offesa alla "napolenità"). Però facciamola con un po' di onestà intellettuale