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ARTICOLO 18/ Baretta (Pd): così Monti può evitare la guerra coi sindacati

Il tavolo tra governo e sindacati (Infophoto) Il tavolo tra governo e sindacati (Infophoto)

Non sbaglia. I tabù ideologici non servono più, ma è bene che si chiarisca. Se stiamo parlando di licenziamenti per ragioni di giusta causa già esistono regole che li governano. Se parliamo di licenziamenti per ragioni economiche si può paragonare la singola persona alle istanze collettive. Se invece parliamo di licenziamenti senza motivo allora non c’è nessuna ragione per cambiare le regole attuali. Una cosa però si può fare.

 

Quale?

 

Rispondere a un grave problema degli imprenditori e dei lavoratori. Non è accettabile che in questi casi servano tre anni per sapere chi ha ragione e chi torto. Bisogna assolutamente accelerare i tempi delle cause di lavoro.

 

Anche sulla possibile cancellazione della cassa integrazione il governo ha fatto preoccupare i sindacati.

 

Non voglio commentare le singole dichiarazioni. Quello che conta è il contenuto del tavolo.
Bisogna evitare di esasperare i toni.

 

Il Pd comunque ha trovato una posizione unitaria? Le tesi di Pietro Ichino sono state accantonate?

 

Guardi, nel partito c’è una larga convergenza e comunque sia la flexicurity che il modello danese non sono alternative a quello che sto dicendo, anzi lo integrano. Quel modello infatti non serve solo a licenziare, ma anche a favorire ricollocazione di fronte a crisi aziendali.

 

Il tema del lavoro resta comunque il più pericoloso in termini di consenso per i democratici?

 

Assolutamente no. Perderemo consenso se ci dimostreremo incerti rispetto alla strategia che abbiamo scelto, che è quella di risanare l’Italia. Siamo una forza responsabile e affidabile che lavora per salvare l’Italia non per il nostro tornaconto.

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