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Lavoro

IL CASO/ 2. C’è una "benzina" che aiuta a far correre il lavoro

Capitale umano e Capitale di rischio accumulato, per esempio, tramite operazioni finanziare possono e dovrebbero incontrarsi, con benefici per l’economia. L’analisi di FRANCESCO SANSONE

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La conoscenza e l’organizzazione dei mercati internazionali sta diventando sempre più la chiave del successo dell’impresa; la capacita di agire per dare sviluppo alla condivisione di cultura innovativa, attraverso una pedagogia della flessibilità, diviene il fattore economicamente sempre più importante in questo contesto evolutivo, determinato dal passaggio dalla knowledge based economy, propria dell’epoca dell’industrializzazione avanzata alla nuova knowledge driven economy, propria dell’epoca dell’informazione e della conoscenza.

Tuttavia, essendo la conoscenza un bene immateriale, nella creazione di valore nel contesto della knowledge driven economy tendono a modificarsi le stesse forme di accumulazione del capitale con effetti importanti sui processi di sviluppo del mercato globale, tra cui la finanziarizzazione dell’economia. Attualmente le strategie di investimento della grande maggioranza degli attori finanziari si possono considerare quanto meno indifferenti a quello che succede ai redditi dei lavoratori, ai livelli di occupazione, alle condizioni di lavoro, ai beni pubblici, al sistema di protezione sociale, ai sistemi di supporto alla vita, in quanto l’unico criterio guida degli attori finanziari è la massimizzazione a breve termine del rendimento finanziario. La tendenza che si afferma, verificatesi per la prima volta nella storia dell’umanità, è di “lucrare denaro attraverso il denaro”.

Per secoli le rendite parassitarie di chi presta denaro per ricavarne profitti di usura sono state deprecate e condannate. Il mestiere di guadagnare prestando denaro è stato censurato da tutte le religioni monoteiste; le regole di condotta ebraiche proibivano l’interesse sui prestiti, e infatti Gesù scacciò a frustate i mercanti di denaro dal tempio, e anche Maometto, e in seguito i profeti dell’Islam, vietò ogni forma di usura nell’ambito della legge Coranica.

La pratica dell’attività finanziaria a fini di lucro è stata sempre regolata socialmente, in quanto anche dal pensiero laico le molte forme di interessi sul credito sono state considerate in campo etico, un’innaturale e ingiustificata riproduzione di denaro per il denaro, accettabile solo nei limiti di un trasferimento di finanze che agisca da mediazione utile per favorire l’imprenditorialità emergente a elevato valore produttivo.

L’economista Adam Smith fu sostenitore del fatto che il mercato stesso avrebbe autoregolato la attività finanziare basate sul risparmio sociale, gestite dal sistema bancario ai fini di un progresso economico capace di svilupparsi nell’ambito della libera concorrenza del mercato; ma anche egli diffidò delle azioni finanziarie che attuavano il ricorso ad alti tassi di interesse, proprio in quanto quest’ultime avrebbero raffreddato lo sviluppo del mercato; infatti, per Smith alti profitti del prestito della moneta corrispondono a fare spreco di risorse economiche, mettendo fuori mercato quanti intendono investire per usi produttivi, e quindi alti tassi di interesse molto probabilmente sono appannaggio di prodighi venditori di fumo e di scaltri progettisti di iniziative chimeriche.