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Lavoro

NORDEST/ Se 64 imprese su 100 chiedono soldi alle banche per colpa dello Stato

La situazione delle imprese del Nord Est italiano di fronte alla crisi. Ne parla DANIELE MARINI secondo il quale nonostante le difficoltà esiste una realtà che reagisce

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“Le banche italiane sono in buona forma considerati i termini fondamentali” dice il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, mentre parla al Forum economico mondiale di Davos. Solo che poi aggiunge: “C'è il rischio di una sostanziale difficoltà di credito, per quanto riguarda i finanziamenti all'economia reale”. Verrebbe voglia di dire: ma allora a che cosa servono le banche? Ma siamo nell'aria rarefatta di Davosplatz, dove Thomas Mann ambientò uno dei suoi capolavori “La montagna incantata” e quindi si può dire tutto,
senza pensare di quello che accede a valle, nella pianura. Legato alle valli e alla pianura è invece il direttore della Fondazione Nord Est, Daniele Marini, che continua i suoi monitoraggi sulla realtà di questa  grande zona, che è un insostituibile polmone dell'imprenditoria italiana. La stima è che questa zona conti ben 700mila imprese, piccole, medie e grandi. Una ramificazione imprenditoriale che probabilmente non ha pari al mondo e che è decisiva nella formazione del pil italiano. Chissà se tutto questo se lo ricordano a Davos e a Roma.

Dottor Marini, voi continuate a fare i vostri monitoraggi sulla situazione degli imprenditori del Nord Est. Come può definire al momento questo periodo? Anche in considerazione del ricorso al credito delle imprese.

Noi abbiamo fatto un'analisi comparata con il 2009, quando era esplosa la crisi e ci trovavamo di fronte ai sintomi di un credit crunch. Oggi c'è una stima del 45 per cento delle aziende che è andata in banca a chiedere un finanziamento. Nel 2009, la stima era intorno al 30/35 percento. Questo incremento in percentuale fa comprendere che c'è indubbiamente una sofferenza, è aumentata una sofferenza nel fare impresa, nel mantenere viva un'impresa.

Ma queste imprese hanno ottenuto i finanziamenti? E a quali  condizioni?

Ci sono dati abbastanza precisi a questo proposito. Si capisce che nelle banche oggi esiste una maggiore selettività. E questo è anche comprensibile per i nuovi parametri che sono stabiliti a livello internazionale. Se nel 2009 la richiesta non fu accettata per l'8 per cento delle imprese, oggi stimiamo che siamo  intorno a una percentuale del 14 percento delle imprese. Quindi un incremento modesto. Complessivamente più del 60 percento delle richieste, che riguardavano nuovi finanziamenti o un allargamento di finanziamenti già in atto, è stata accolta.

Quindi la situazione è differente rispetto a quella del 2009?

L'attuale situazione non è simile a quel periodo, ma ci siamo vicini. Siamo di fronte a un quadro che può essere rappresentato in questo modo, in due punti sostanzialmente: il primo riguarda più imprese che chiedono finanziamenti; il secondo è che il costo di questi finanziamenti è più oneroso. Questo inevitabilmente complica la situazione, la rende inevitabilmente più problematica. Insomma il denaro costa di più.

La richiesta di  nuovi finanziamenti da parte delle aziende a che cosa è principalmente dovuta, dottor Marini?