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FIAT/ Vitali (Fim): vi spiego perché i lavoratori stanno lasciando la Fiom

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Questo incontro fa parte dei diritti sanciti dal nuovo contratto Fiat, dove è scritto che ogni sei mesi, in concomitanza con la presentazione del bilancio semestrale, il vertice Fiat è tenuto a fare il punto anche con i sindacati firmatari. È chiaro che domani chiederemo che per il 2012 venga avviato qualche programma di lavoro perché, in particolare per il settore auto, la Fiat non può permettersi di perdere così tante quote mercato.

Come mai?

Questo accade perché la Fiat non ha modelli nuovi, fatta eccezione per la Panda di quest’anno. C’è una soglia di sicurezza nelle quote di mercato che non va superata, perché altrimenti diventa più difficile risalire, allora noi diremo a Marchionne che anche a fine anno dovrà esserci la possibilità di anticipare qualche modello. Un’altra cosa che chiederemo è la partecipazione agli utili: a metà dell’anno ridiscuteremo il contratto e vogliamo che i lavoratori della Fiat possano avere una quota, seppur minima, degli utili che vengono distribuiti agli azionisti. Le aziende in questi anni hanno aumentato i profitti mentre i salari si sono abbassati, quindi questo modello, certamente più nord-europeo, è un modo per recuperare in parte i profitti dell’azienda.

In che modo, secondo lei, il caso Melfi potrà influire nei tesi rapporti tra Fiom e Cgil?

Prima che con la Cgil, c’è certamente un problema all’interno della Fiom, e questi di cui abbiamo parlato sono tutti segnali di un malessere già esistente. C’è poi sicuramente una difficoltà con la Cgil: se la Fiom continua a sparare contro l’accordo fatto dalla Cgil il 28 giugno scorso sulla rappresentanza il problema è naturalmente ancora aperto, e mi auguro che la Cgil abbia la forza per far prevalere la sua visione di sindacato, che è confederale e non di movimento politico. In Italia ci sono tante sigle, ma in realtà ci sono solo due tipi di sindacati: chi fa contrattazione e vuole partecipare all’impresa, e chi invece fa antagonismo e conflitto. Lo scontro è questo, e credo che siamo arrivati al dunque.

 

(Claudio Perlini)

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