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PENSIONI E CONTRATTI/ Santini (Cisl): ecco cosa chiediamo a Monti

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Il problema per garantire gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori flessibili è la mancanza di risorse. Un modo per trovarle è fare in modo che il lavoro flessibile costi di più. Attualmente, infatti, nei contratti a tempo indeterminato una parte degli oneri previdenziali finisce a finanziare un fondo per la cassa integrazione. Qualcosa di simile esiste anche per i lavoratori interinali e per coloro che hanno un contratto a tempo determinato con un’anzianità lavorativa di almeno due anni. Chi ce l’ha inferiore o chi lavora, per esempio, con un contratto a progetto resta invece senza tutele. Dunque bisognerebbe prevedere degli oneri per finanziare gli ammortizzatori sociali anche per queste tipologie contrattuali.

 

Napolitano ha anche accennato all’accordo interconfederale dello scorso 28 giugno.

 

È un accordo fondamentale, perché riforma il sistema contrattuale dando molta forza agli accordi di secondo livello. Inoltre, è stato siglato da tutti i sindacati, cosa non scontata viste le lacerazioni ancora esistenti. Basti pensare al fatto che la Fiom non approva questo accordo. Il richiamo di Napolitano è quindi importantissimo, perché dà più forza alle tre confederazioni, anche alla Cgil, per andare avanti sulla strada della riforma.

 

Che caratteristiche dovrà assumere la contrattazione?

 

Andrà mantenuto il contratto nazionale per le materie di carattere generale e per la parte di salario legata all’inflazione. Però poi le condizioni normative ed economiche specifiche andranno misurate nella contrattazione sui luoghi di lavoro, favorendo l’aumento della capacità e della qualità produttiva per poter avere anche margini per maggiori retribuzioni. In questo modo la contrattazione viene strettamente legata alle condizioni reali di lavoro delle persone e può diventare una buona leva per tutelare i loro redditi.

 

Articolo 18, contratto unico o prevalente sono alcuni dei temi su cui l’esecutivo sembra intenzionato a muoversi. In vista delle prossime consultazioni, cosa siete pronti ad accettare delle proposte del governo e cosa gli suggerirete?

 

Consigliamo al governo tanta, ma tanta prudenza su queste materie e di affidarsi all’esperienza delle parti sociali. Nei prossimi incontri gli presenteremo due proposte. La prima: se si vuole trovare un contratto per aiutare i giovani che sia più stabilizzante rispetto a forme esistenti che sono sfociate nella precarietà, allora esiste già, è l’apprendistato. Per tre anni prevede un rapporto di lavoro con la formazione, in modo da allineare le competenze professionali. Solo dopo tre anni il contratto diventa a tempo indeterminato. Nel frattempo entrambe le parti sono libere di risolvere il rapporto di lavoro. Noi proporremo di rafforzare l’apprendistato.

 

In che modo?

 

Attraverso degli incentivi. Per esempio, per fare in modo che tutti i contratti a progetto che in realtà sono degli escamotage delle imprese per risparmiare vengano trasformati in contratti di apprendistato. La seconda proposta che faremo al governo l’ho accennata prima: rendere più costoso il lavoro flessibile, magari riducendone le forme contrattuali. In buona sostanza, potremmo arrivare a un sistema dove le nuove assunzioni avvengono con l’apprendistato e dove la flessibilità non è più un giungla, ma una forma contrattuale dotata di una spiccata temporaneità, ma con garanzie e tutele per il lavoratore.

 

Il tema delle pensioni è invece da considerarsi chiuso o parlerete anche di questo con il governo?