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WELFARE/ Cazzola: articolo 18 e contratto unico. Ecco i pro e i contro delle 5 proposte

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– Anche qui, la chiave di volta è una sorta di contratto unico, chiamato Cuif, contratto unico di inserimento formativo. Anche in tal caso, dopo 3 anni in cui si è licenziabili, scatta l’assunzione. I contratti a progetto o altre forme a termine sono contemplabili unicamente per le forme di retribuzione superiori al 40.000 euro annui.

«40mila euro di salario minimo, anche se lordi, è il livello di retribuzione di persone prossime ad essere quadri. Per il resto, mi sembra il tentativo di razionalizzare quanto già esiste senza aggiungere nulla di nuovo all’esistente», afferma Cazzola.

Abbiamo chiesto all’onorevole, a questo punto, di illustrarci le sue proposte: «Oggi l’articolo 18 consente al lavoratore che ha ottenuto ragione in giudizio di rifiutare il reintegro a favore di una penale pari a 15 mensilità. Io propongo, in un Pdl di cui sono il primo firmatario assieme a Della Vedova,  che tale facoltà sia data anche al datore di lavoro soccombente in giudizio; ovvero, possa scegliere tra il reintegro o il pagamento della penale. Ovviamente, restano esclusi i casi più gravi, come i licenziamenti motivati da discriminazioni, maternità o matrimoni».
Un'altra proposta lo vede firmatario assieme a Contento. «In via sperimentale per alcuni anni, si potrebbe far si che i contratti a tempo determinato trasformati in tempo indeterminato contemplino solamente l’obbligo del risarcimento del danno».

 

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COMMENTI
09/01/2012 - Meglio affamato che schiavo... (Mariano Belli)

Sono schifato di questi politici che pensano solo a scaricare tutti i problemi sui lavoratori dipendenti, e mi chiedo che senso abbia lavorare se si viene trattati come schiavi, cioè unicamente come strumenti di produzione. Ci andassero loro, i politici, a lavorare come schiavi per un tozzo di pane....politici pronti ad inalberarsi non appena si parla di toccare i loro grassi stipendi. Penso che questa società è giunta alla sua fine, un collasso determinato dall'estrema ingordigia di chi ha già tanto e vorrebbe di più. E la redistribuzione delle ricchezze e dei diritti a questo punto è inevitabile se non vogliamo cadere nel baratro.