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Lavoro

ARTICOLO 18/ L'esperto: ci vuole più dell'abolizione per creare nuovo lavoro

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In questi anni, l’unico tentativo a favore dello sviluppo delle piccole e medie imprese è stato portato avanti dall’onorevole Vignali.  A parte questo, è dieci anni che è tutto fermo. Nonostante tutti riconoscano che, negli ultimi 20 anni, hanno rappresentato il settore che ha sostenuto l’occupazione.

Trova che vi sia equilibrio, nel nostro Paese, tra flessibilità in entrata e in uscita?

La flessibilità in entrata implica che le imprese che puntano sulle opportunità di lavoro propongano dei contratti flessibili, mentre quella in uscita implica che, in un momento in cui non è in grado di svilupparsi correttamente e ha bisogno di ridurre il personale. La prima, oggi, nel sistema è garantita abbondantemente, mentre la seconda è difficilmente contemplata nelle imprese sopra i 15 dipendenti.

La Germania è il Paese dove è più difficile licenziare. È anche il Paese europeo la cui economia è più solida. Come è possibile?

Bisogna tener presente che i tedeschi non hanno un contratto di apprendistato rigido come il nostro e, al contempo, tutte le imprese hanno quote di apprendisti da dover inserire tra i dipendenti. Si determina, per i giovani, l’effettiva possibilità di prendere parte a un'esperienza lavorativa, della durata compresa tra i sei mesi e un anno mentre le imprese si impegnano a favorirli i questo in una sorta di patto sociale fortissimo.

Gli Usa, al contrario, sono il Paese in cui licenziare è più facile. Nonostante le difficoltà, resta pur sempre la prima economia mondiale.

Il mercato del lavoro Usa dispone di una maggiore libertà di azione, ma, al contempo, è il Paese nel quale si evidenziano le maggiori disparità sociali. Sia alla persona che all’impresa è data l’assoluta libertà di favorire il mercato. Il fatto che il lavoratore sia consapevole di come stiano le cose, fa sì che si dia in continuazione da fare. In momenti di congiuntura economica negativa come questi, tuttavia, si è determinato anche per loro una grave sofferenza occupazionale.

 

(Paolo Nessi)

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