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IL CASO/ I "lavoratori" dimenticati da governo e sindacati

Governo e sindacati si preparano a un confronto sulla riforma del mercato del lavoro. EMMANUELE MASSAGLI ci spiega che si corre il rischio di dimenticarsi dei giovani

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

In questo periodo di successo (mediatico e politico, quantomeno) per i “tecnici”, gli esperti del singolo ambito scientifico, il richiamo giuslavoristico più concreto per il nuovo anno lo abbiamo invece ascoltato da alcuni professori di umanità e fede. Non sono materie che meritano un Ministero, ma certamente interessano le persone. In particolare, mi riferisco ai contenuti del messaggio che Benedetto XVI ha scritto per la celebrazione della giornata mondiale della pace (1° gennaio). Eloquente il titolo: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Scrive il Papa che i giovani «esprimono il desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro», nonostante i molti «aspetti che essi vivono con apprensione: il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale». Il cardinale Caffarra, celebrando il Te Deum nel Duomo di Bologna, rivolgendosi alla città ha detto, senza mezzi termini, che «gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile sono spaventosi; come non pensare che in questo modo distruggiamo il nostro futuro? In nome di Dio, scongiuro tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche: mettete al primo posto del vostro impegno l’accesso dei giovani al lavoro».

I nodi da sciogliere per il mercato del lavoro italiano sono molteplici: le pensioni, la riforma degli ammortizzatori sociali, il rilancio delle politiche attive, la semplificazione normativa, ecc. Ma tra tutti il più importante, in questo momento storico, è certamente quello dell’occupazione giovanile richiamato dal Papa e dal Cardinale. Le politiche passive sono state al centro dell’attenzione politica e sindacale per più di tre anni. Certamente la crisi non è finita. È vero che non si può escludere un peggioramento dei dati del mercato del lavoro mano a mano che finiranno le casse integrazione in deroga (quelle destinate alla protezione di posti di lavoro non di rado spacciati e quindi senza possibilità di ripresa futura). Non trascurabile è la situazione dei tanti disoccupati over 50 che non riescono a rientrare nel mercato, ma ciononostante subiscono il continuo susseguirsi di riforme che spostano in avanti la soglia dell’età pensionabile.

Tutto vero. Ma non c’è futuro economico, produttivo, pensionistico e, in fondo, anche politico, se non iniziano a lavorare, ovvero a contribuire attivamente alla costruzione della nostra società (e, prima ancora, della loro persona), i tantissimi giovani tra i 16 e i 30 anni che tutti dicono di voler aiutare, ma che nessuno è davvero disponibile a sostenere. Economicamente (le banche), occupazionalmente (gli imprenditori e la Pubblica amministrazione), legislativamente (il Parlamento). Ormai il problema è arcinoto. È stato fotografato dai professori universitari e dai commentatori politici da tutte le possibili angolature. Non serve più studiarlo, quanto affrontarlo.


COMMENTI
09/01/2012 - Il problema è la globalizzazione (Mariano Belli)

Finchè le imprese non torneranno a investire da noi, lavoro non ve ne sarà , è tanto chiaro. Porre fine alla globalizzazione, alla dislocazione delle nostre imprese all'estero, alla concorrenza sleale, al furto del copyright, all'immigrazione straniera. Questo dovrebbero fare i nostri strapagati e venduti politici, ma non lo fanno....perchè va contro certi interessi, e allora si accaniscono sul popolo, fino a che lo distruggeranno.

 
07/01/2012 - si dovrebbe ,ma.... (Alberto Speroni)

per certe scelte occorre una coscienza nazionale che esisterebbe solo se ci fosse una coscienza di popolo ....,non so se ci fù mai ma oggi, certo,NON C'E'!