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Lavoro

WELFARE/ 1. Treu (Pd): è ora di ripensare un "salario minimo" per disoccupati

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Devo dire che su questo tipo di “salario di cittadinanza” io ho alcuni dubbi. È vero che esiste in molti Paesi, ma è sempre erogato dallo Stato a precise condizioni. In Gran Bretagna ad esempio, viene dato ai giovani che cercano un’occupazione, ma devono dimostrare veramente che sono in cerca di un’occupazione. In Germania, un cosiddetto “salario di cittadinanza” viene dato solo agli invalidi oppure alle persone povere che hanno oltre 65 anni. Ci sono condizioni precise da rispettare.

Una sorta di questo esperimento fu fatto anche in Italia, all’inizio del 2000 dal ministro Livia Turco.

Esattamente. Ma l’esperimento non diede complessivamente dei buoni fruttti, al di là delle buone intenzioni di chi lo aveva proposto. In alcune zone funzionò bene, in altre zone funzionò malissimo, tanto è vero che ci si accorse che questa sorta di “salario” finì spesso anche nelle mani di alcuni mafiosi. È difficile fare interventi di questo tipo. Occorrono una serie di controlli e gli intreventi devono essere ben mirati, indirizzati. Insomma la questione è tutt’altro che semplice.

Che tipo di intrevento lei si aspetta per garantire un minimo di salario alle persone in questa situazione economica?

“Io comicerei a pensare alle persone che sono disoccupate. Questo sarebbe un primo passo fondamentale. E poi si potrebbe realizzare qualche cosa per i giovani che sono in cerca di prima occupazione. Del resto questo è il settore su cui noi dobbiamo assolutamente intervenire. Basta ricordare quello che ha detto l’attuale Presidente della Bce, Mario Draghi, riferendosi alla situazione italiana. Ci sono due milioni tra precari e giovani che non hanno un lavoro. Mi accontenterei di risolvere questo problema. Sarebbe un grande passo avanti.

(Gianluigi Da Rold)

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