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Lavoro

LAVORO/ Il “patto” imprese-sindacati che ha battuto il governo

Nella Legge di stabilità sono stati stanziati fondi per la detassazione dei salari di produttività: una vittoria per imprese e sindacati, come ci spiega EMMANUELE MASSAGLI

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In principio (articolo 2, comma 1, lettera c, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126) la norma sulla detassazione “di produttività” previse semplici “misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro”. Erano ricompresi lo straordinario, il lavoro supplementare, le innovazioni organizzative volte a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza. Non erano richiesti agli imprenditori altri adempimenti se non quello dell’eventuale dimostrazione delle azioni messe in atto.

Nel 2010 le regole cambiarono. Con coraggio fu scritto l’articolo 53 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, sul “Contratto di produttività” che, se da una parte raddoppiò il limite complessivo dell’importo erogato (diventato 6.000 euro) e alzò la soglia di reddito da lavoro dipendente dei beneficiari (40.000 euro), ampliandone la platea, dall’altra condizionò il godimento della detassazione alla “attuazione di quanto previsto da accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali”. “Con coraggio” perché la nuova norma fece infuriare le imprese, in particolare quelle piccole, bisognose di reperire risorse, ma assolutamente contrarie a fare entrare il sindacato in azienda, se non addirittura a trattarci.

La disposizione, per quanto foriera di critiche, non fu un errore del Ministero competente, bensì un esplicito tentativo di sostenere indirettamente la contrattazione di secondo livello, inserendosi in quel (troppo) lento processo di decentramento in atto dal 1993. Queste le intenzioni. La realizzazione fu tutt’altra: furono fotocopiati e sottoscritti in sede territoriale accordi collettivi costruiti sui tavoli di negoziazione nazionale, addirittura segnalando coi classici “puntini” le parti specifiche da riempire. Questa gigantesca operazione di elusione fu, seppur malvolentieri, accettata dalla Agenzia delle Entrate e, di fatto, si annullò il progetto ministeriale. Si procedette come prima, semplicemente con un obbligo in più (la firma dell’accordo).

2012: nuovo Governo, nuove modalità e nuovi vincoli di bilancio. Anche i fondi per la produttività subiscono i tagli. Il Consiglio dei ministri prova, quindi, ad addolcire la forte stretta sul numero dei beneficiari e sulla cifra stanziata (reddito da lavoro non superiore a 30.000 euro e beneficio di 2.500 euro) strizzando l’occhio alle imprese e tornando alle modalità di erogazione del beneficio previste nel 2008.