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Appello al ministro. Abbiamo bisogno di flessibilità sicura

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Il suo nome è “contratto di somministrazione”, gestito dalle Agenzie per il lavoro. Contratto che, per consentire efficacemente una flessibilità sicura, andrebbe reso più conveniente innanzitutto normativamente e, in secondo luogo, economicamente. Questo può avvenire attraverso diversi interventi: eliminando definitivamente la causale per il ricorso ai contratti di somministrazione; abolendo il tetto numerico per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle Agenzie per il lavoro; precisando che nel conteggio dei 36 mesi non vanno computati i predetti lavoratori assunti a tempo indeterminato; inserendo nella norma ciò che è stato detto nella circolare interpretativa n. 18/2012, ossia che al raggiungimento dei 36 mesi di contratto a termine, le aziende possono continuare a utilizzare la stessa persona tramite il contratto di somministrazione; ma, soprattutto, creando una contribuzione di vantaggio per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle Apl (e ripristinando, nel contempo, il versamento del contributo del 4% interamente a Formatemp).

Così facendo, si favorirebbe un orientamento positivo, anche in modo esplicito, nei confronti di un unico strumento di flessibilità - la somministrazione - mettendo al bando non già la flessibilità in sé, ma solo quella che conduce alla precarizzazione del lavoratore o nel breve o nel medio termine, come quella che passa attraverso il lavoro a progetto, le partite Iva o i contratti a termine stessi.

Tornando alla domanda iniziale, Governo, datori di lavoro e sindacati sono dunque oggi a un bivio: decidere se fare l’ennesimo passo indietro, dopo aver timidamente provato a farne uno avanti, o avere il coraggio di lasciarsi provocare e rispondere alla crisi incidendo in modo decisivo, con una soluzione innovativa, in grado di far evolvere seriamente il nostro Sistema-Lavoro.

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