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IDEE/ Dalla “chimica” quattro formule per raggiungere la Germania

Il contratto dei chimici contiene delle importanti novità utili anche nel negoziato per la produttività e competitività. Ce ne parlano GIUSEPPE SABELLA e PATRIZIA TIRABOSCHI

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Nella serata di mercoledì 10 ottobre ha preso il via il negoziato all’interno del fronte confederale per la crescita di competitività e produttività del nostro sistema economico. Si tratta di una verifica dell’assetto dei contratti formalizzato con l’accordo del 22 gennaio 2009 che prevedeva, per l’appunto, un riscontro dopo quattro anni.

Con quell’accordo separato, siglato da tutte le confederazioni sindacali e imprenditoriali a eccezione della Cgil, si spostava il baricentro della contrattazione sul secondo livello, prevedendo la possibilità di modificare in azienda alcune regole “normative ed economiche” dei contratti collettivi, indirizzo poi consolidato lo scorso anno, quando il 28 giugno e in via definitiva il 21 settembre 2011, tutte le parti sociali, Cgil compresa, rispondendo all’articolo 8 della cosiddetta “manovra d’estate”, stabilirono il principio generale per cui spetta al livello nazionale il ruolo di garanzia dei diritti minimi dei lavoratori, mentre la contrattazione aziendale può disporre sulle materie delegate dal contratto nazionale.

Come i più ricorderanno, tre settimane or sono è stata siglata a Roma l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2013-2015 del settore chimico-farmaceutico, dopo soli cinque giorni di trattativa e con tre mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza dell’intesa precedente. L’accordo, che interessa direttamente oltre 180.000 lavoratori e 3.000 aziende (il 90% delle quali piccole e medie) è molto innovativo da un punto di vista della contrattazione collettiva, e si vocifera possa servire da modello per il patto sulla produttività di cui parliamo.

Si è trattato di un chiaro segnale politico: in tempi di recessione economica, di blocchi contrattuali e di conflitti occupazionali, le parti puntano sul sistema delle relazioni industriali per trovare insieme gli strumenti necessari ad attraversare la crisi. C’è da dire che, nonostante un’intesa di fondo importante, le soluzioni adottate sono fonte di discussione, soprattutto in casa Cgil, dove la firma è stata seguita dalle dimissioni del segretario generale della Filctem-Cgil, Alberto Morselli, già destinatario di una mozione di sfiducia interna all’organizzazione.

I temi particolarmente rilevanti del nuovo contratto sono: esigibilità, flessibilità, occupabilità e produttività.