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Lavoro

ALLARME SQUINZI/ Ecco perché non basta lavorare più ore per aumentare la produttività

Giorgio Squinzi (Infophoto)Giorgio Squinzi (Infophoto)

Per fare un esempio, nel momento in cui vengono introdotte quelle nuove tecnologie e quei nuovi modelli organizzativi di cui parlavo, è necessario coinvolgere attivamente i lavoratori in modo da ottenere un maggiore interessamento e impegno. Soprattutto in questo periodo, invece, noto purtroppo che molte imprese italiane, pur avendo introdotto meccanismi avanzati lo fanno in modo molto superficiale e poco partecipativo. Questo ovviamente non potrà mai motivare la forza lavoro in direzione di una maggiore produttività.

Quindi possiamo dire che le parole di Squinzi sono corrette, ma che l’argomento andrebbe analizzato molto più in profondità?

Certo, le parole di Squinzi non hanno niente di sconvolgente, ma il percorso da ricercare è decisamente più complicato di quanto può apparire. Credo sia innanzitutto ragionevole mettere in campo patti concreti che possano coinvolgere lavoro, sindacato e impresa con l’obiettivo di raggiungere una maggiore produttività e competitività. E’ però necessario uscire una volta per tutte dall’ambito delle buone intenzioni e cercare di produrre finalmente risultati concreti.

Quali sono le maggiori differenze tra l’Italia e gli altri Paesi europei?

Il nostro Paese ha avuto per 20 ani una delle produttività più elevate al mondo, fino agli inizi degli anni Novanta, per poi far registrare invece un declino significativo. Non è però il livello di protezione del lavoro che spiega la produttività di un Paese e i colleghi europei che hanno fatto registrare significativi incrementi in tal senso sono coloro che meglio di tutti hanno riorganizzato l’apparato produttivo, in particolare quello industriale, come la Germania. E’ altrettanto chiaro che altri Paesi, come Olanda e Gran Bretagna, hanno invece investito molto in servizi alle imprese.

Invece l’Italia?

L’Italia presenta il più delle volte servizi a bassa produttività che richiederebbero a loro volta forti riforme e innovazioni. Insomma, in conclusione posso dire che lavorare di più ed eliminare forme di protezione eccessive possono essere considerati degli strumenti, ma difficilmente possono rappresentare la strada maestra da perseguire per dare una risposta ai problemi di fondo del nostro sistema produttivo.

 

(Claudio Perlini)

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