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IDEE/ Il contratto "a termine" che batte il precariato

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Le Agenzie per il lavoro sono sempre più attori protagonisti del nostro mercato, in cui - ricordiamolo - l’85% dall’incontro domanda-offerta (dato Unioncamere) avviene attraverso il canale informale (in Germania il 60%): sono anche un soggetto che già nel fare lavoro temporaneo migliora la condizione del lavoratore perché, se da una parte offrono flessibilità alle aziende, dall’altra di fatto la persona si ritrova ad avere un partner che è in grado di crescerla, formarla, trovarle un altro lavoro, pensare con lei un progetto di crescita professionale, cosa che una persona con un contratto perfettamente in linea con la legge, un contratto a tempo determinato diretto, non ha. Perché l’azienda che prende una persona a termine, se ne ha bisogno solo per un periodo flessibile, non investe su di essa. Ciò viene evidentemente accentuato nella misura in cui l’Agenzia viene a stabilizzare il lavoratore attraverso, per esempio, lo staff leasing (la somministrazione a tempo indeterminato).

Inoltre, nel caso dell’apprendistato, l’agenzia può farsi carico di assumere la persona, costruire un vero percorso formativo che non è fatto né dall’azienda che non lo fa, né dalla Regione, con l’interesse a stabilizzare il lavoratore e a far contenta l’azienda, veicolando un percorso formativo verso l’azienda e sgravando quest’ultima di tutte le incombenze burocratico-amministrative, consegnandole una persona che è in formazione e che costa meno di quella normale, perché comunque essendo in apprendistato gode di questi vantaggi.

Il ruolo dell’Agenzia è sempre più attivo nella gestione e nella crescita del candidato e sempre meno da “passacarte”; le stesse aziende oggi non sono così forti nella gestione del lavoratore, soprattutto le piccole e medie: sono più forti nella gestione dei loro prodotti e dei loro mercati.

La recente Riforma Fornero, nel ridurre sensibilmente le tipologie atipiche utilizzabili dai datori di lavoro, riconosce appunto nell’istituto della somministrazione il canale privilegiato di accesso al mercato e, unitamente, un mezzo di tutela per contrastare la precarietà del lavoro garantendo alle imprese, in termini di organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane, l’ottimizzazione delle risorse economiche.

Nonostante le scelte legislative dimostrino come alcuni passi in tal senso siano già stati compiuti - si pensi a titolo esemplificativo alla possibilità espressamente prevista di assumere in somministrazione giovani apprendisti - il superamento delle barriere culturali che nel nostro Paese non facilitano l’utilizzo dello strumento potrebbe essere favorito da qualche ritocco all’attuale disciplina del lavoro in somministrazione. In particolare, al fine di incentivare il ricorso a tale tipologia, sarebbe opportuna, come già taluni commentatori hanno dichiarato, l’eliminazione delle causali necessarie per l’accesso allo strumento, condizioni di utilizzo che rischiano di limitarne l’impiego; unitamente a ciò, l’abolizione del numero massimo di assunzioni a tempo indeterminato effettuabili dalle Agenzie: il limite, introdotto a tutela della cosiddetta potenziale precarizzazione dei lavoratori, sembra infatti non considerare che tali possono essere considerate assunzioni (da molti auspicate) già stabilizzate e che sollecitano la stessa Agenzia a rendere la persona da somministrare quanto più competente al fine di risultare tanto più appetibile sul mercato.


COMMENTI
24/10/2012 - esistono anche storture (francesco taddei)

si tutto molto bello basta però che l'azienda finito il periodo di apprendistato non sostituisca il lavoratore con altri apprendisti, facendo così macerare le persone in una giravolta di passamani senza prospettive di crescita e miglioramento.