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IL CASO/ La "benzina" che fa crescere imprese e lavoro

FRANCESCO SANSONE ci spiega che nei rapporti di lavoro la dimensione e la qualità del tempo coincide con quella della generosità, con cui spesso si può trasmettere qualcosa in più

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Nei contesti organizzativi spesso soffriamo per il tempo che ci manca, per quello che viene sottratto, per il tempo che non ci viene dato. Il tempo ci manca perché il ritmo e la pressione sulle cose da fare sono elevati; corriamo, ansimiamo, ma proviamo sovente un senso di inadeguatezza. C’è inoltre un tempo rilevante che, nella nostra percezione, ci viene sottratto e che non possiamo utilizzare per dedicarci alle cose che ci sono più care o che ci piace più fare.

C’è anche però il tempo che qualcuno non ci dà: è il poco tempo, per esempio, che il capo ci concede per discutere con lui dei problemi da affrontare, per condividere il percorso di sviluppo (dove sei e dove puoi arrivare) o i programmi dell’azienda. La dimensione e la qualità del tempo coincide con quella della generosità nei rapporti di lavoro.

Quando si è generosi si trasmette qualche cosa di più; non soltanto nel senso di “un non dovuto”, quanto piuttosto un qualche cosa che sostanzia e dà senso alla relazione, a un legame, a uno stare insieme. Analogamente, quando ascolti un capo generoso comprendi che sta andando oltre perché ti mette al centro e che sei importante; è generoso, mentre parla e ti racconta il contesto di una situazione, non tanto e non solo perché questo tempo sarà funzionale al tuo lavoro, ma perché consapevolmente sta costruendo una zona comune dove condividere e ampliare la relazione. Un manager generoso costruisce anche spazi nuovi di condivisione, di emozioni e sentimenti. In questo senso, la generosità è un atteggiamento, una competence attitude, un intangibile asset che coincide con la consapevolezza di mettere la persona e la relazione al centro.

“Ci guadagniamo da vivere con quello che riceviamo, ma costruiamo la nostra vita con quello che doniamo”: con questa frase W. Churchill afferma che essere generoso premia enormemente e che quindi quello che noi diamo ci dà più benessere di quello che riceviamo. La generosità non è pertanto un problema di altruismo, ma di benessere soggettivo e diffuso.