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CUNEO FISCALE/ Il "finto" taglio che svuota le tasche agli italiani

Nel dibattito sulla Legge di stabilità si ipotizza un taglio del cuneo fiscale. Ma sarebbe una misura più conveniente per lo Stato che per gli italiani. ANDREA GIURICIN ci spiega perché

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Il cuneo fiscale torna al centro dell’attenzione dei partiti, dopo che la Legge di stabilità del Governo Monti è stata attaccata su tutti i fronti e da tutti i partiti della “strana maggioranza”. L’aumento del numero di ore lavorate per gli insegnanti? Fuori discussione, nonostante l’aumento di quindici giorni di ferie. Al Partito democratico non va infatti bene perché intacca direttamente una sua parte dell’elettorato. L’aumento dell’Iva? È fuori discussione anch’esso, perché il Popolo della libertà è contrario all’aumento della pressione fiscale in questa fase pre-elettorale. E la riduzione dell’Irpef? Si, ma con la riduzione delle deduzioni e detrazioni in realtà l’effetto di riduzione fiscale è praticamente nullo.

In questo modo la manovra rimane bloccata e i giorni per l’approvazione si riducono. Intanto i 12 miliardi di euro sono da trovare da qualche parte, dato che il Governo Monti non transige sul patto di stabilità. In realtà la manovra aggiuntiva è dovuta a un appesantimento della recessione aggravata dal continuo aumento della pressione fiscale. La soluzione non sarebbe impossibile da trovare, nei meandri di 800 miliardi di euro di spesa pubblica annuale. Ma non è facile, tanto più in piena campagna elettorale con i movimenti populistici sempre più forti.

Si discute quindi in Parlamento di abbassare il cuneo fiscale. In Italia è uno dei maggiori a livello europeo, visto sia il livello elevatissimo della tassazione che le eccessive ritenute pensionistiche. Bisogna infatti ricordare che nonostante la “riforma Fornero” l’Italia rimane il Paese che spende di più per il proprio sistema pensionistico, vale a dire oltre il 15% del Pil. Nessun Paese ha un livello così elevato e questo si traduce in una maggiore differenza tra stipendio lordo e stipendio netto, visto il livello elevatissimo dei contributi.

Se il peso della pressione fiscale è ormai superiore al 58% reale del Prodotto interno lordo, tenendo in considerazione che il Pil include anche l’economia in nero, si comprende anche che è davvero necessario agire per ridurla. Ma perché la riduzione del cuneo fiscale è una soluzione politicamente più accettabile rispetto a quella proposta dal Governo?